IL DRAGAGGIO: DIECI REGOLE
PER TENTARE DI SCONFIGGERLO
Un nemico subdolo, a
volte impercettibile, che si annida anche nelle acque più tranquille
e insospettabili, rivelando la propria presenza nei momenti più
critici e inopportuni.
Identificato in tutti i trattati di tecnica, ricercato dagli istruttori
onesti di pesca a mosca e ignorato dagli altri, che fanno come se non
fosse … mai esistito.
Anche in questo caso ci
troviamo di fronte ad un termine tratto dal vocabolario inglese, adottato
e adattato alla nostra lingua così come anche a quella francese
( dragage ), ad indicare il fenomeno di trascinamento della mosca. Il
significato italiano del verbo dragare è totalmente diverso da
quello che gli attribuiamo noi pescatori con la mosca, to drag significa
appunto trascinare, che è l’effetto della mosca in acqua,
ma a questo punto non sarebbe più possibile sostituirlo con il
termine italiano trascinamento, nessuno saprebbe di cosa stiamo parlando,
per cui restiamo con l’italianizzato dragaggio … basta capirsi.
Quante volte vi sarete detti “ come sarebbe bello se la mosca non
fosse legata al finale”, unita a noi magari attraverso un legame
virtuale, insensibile alle correnti ma tenace sulla ferrata; certamente
lo avrete pensato dopo l’ennesimo rifiuto della stessa trota, in
quella pozza di acqua ferma dietro alla corrente, dove la mosca partiva
a razzo esattamente nel momento in cui si appoggiava sull’acqua.
Il dragaggio si manifesta sotto le forme più disparate e non tutte
( credo molto poche ) sono percepibili dal pescatore: una mosca secca
che draga in modo evidente, tracciando la sua bella scia sulla superficie,
rappresenta si un problema e una difficoltà, ma anche un’alterazione
macroscopica del passaggio regolare, quindi facilmente individuabile e
correggibile, mentre nella maggioranza dei casi il dragaggio rimane di
difficile percezione a causa della distanza, della dimensione dell’artificiale,
della visibilità, dell’increspatura superficiale e dell’entità
del problema.
Il mondo della pesca a mosca, spesso diviso in merito a molti argomenti,
sembra essere concorde almeno sulla negatività del dragaggio in
funzione della cattura: la migliore mosca del mondo perde tutta la sua
efficacia.
Da qui prende forza la teoria che è meglio una mosca approssimativa
ben presentata che una mosca “perfetta” presentata male.
La presentazione quindi si pone come momento prioritario rispetto alla
qualità dell’artificiale? Oppure un’ottima mosca rimane
sempre una garanzia di successo, anche a prescindere dal modo di presentarla?
Inoltre. Cos’è esattamente la presentazione, di quali elementi
si compone e come entra in relazione con il dragaggio?
Sono tutti interrogativi che in un modo e nell’altro hanno rappresentato
nel tempo motivo di notevole interesse nel mondo della mosca, costituendo,
come sempre, due fazioni di sostenitori dell’una e dell’altra
tesi, schieramenti dettati forse più dalla maggiore competenza
personale verso un aspetto piuttosto che un altro. Ovviamente anche per
me esiste una priorità, anche se non assoluta, conseguente forse
alla mia passione per il lancio e per tutte le sue applicazioni; in ogni
caso possiamo concordare sul fatto che la gestione degli artificiali può
apparire più semplice e immediata, anche a causa della loro reperibilità
in commercio, mentre l’esecuzione di un lancio corretto consegue
ad un apprendimento a volte anche piuttosto complesso, sicuramente non
immediato come la sostituzione di un artificiale.
Scegliere la mosca giusta non è certo cosa semplice, almeno non
in tutti i casi, soprattutto se si frequentano acque particolarmente ricche
di schiuse, con massicce presenze contemporanee di insetti in superficie:
lo studio, l’esperienza, la conoscenza dell’habitat concorrono
a determinare la corretta interpretazione e la scelta dell’artificiale
giusto ma, e pongo questa ipotesi come caso limite, è possibile
comunque farsi consigliare gli artificiali, con qualche uscita imparare
a discriminarli, con il lancio risulta un po’ più complicato.
LA PRESENTAZIONE DELLA
MOSCA
Non è soltanto un problema di definizione, nel senso che la presentazione
appare come un termine estremamente generico, che comprende numerosi aspetti
relativi al come portare l’artificiale di fronte al pesce, spaziando
dalla precisione della posa alla sua silenziosità, dalla disposizione
del finale all’eventuale movimento della mosca, ovviamente anche
il dragaggio condiziona in modo determinante la presentazione, quindi
possiamo dire che anch’esso vi appartiene.
Nella maggior parte dei casi una corretta presentazione deve tendere ad
ottenere un passaggio il più naturale possibile, riducendo o eliminando
gli effetti della trazione della lenza sull’artificiale, come se
si trattasse appunto di un insetto vero, diversamente è anche vero
che a volte una mosca animata, cioè con un movimento prodotto dal
pescatore, risulta molto più efficace, anche questo è un
modo corretto di presentare la mosca.
Dragaggio e movimento voluto restano due aspetti assolutamente distinti,
mentre il primo è un fenomeno involontario che viene subito dal
pescatore, il secondo consegue ad una o più manovre finalizzate
ad ottenere un risultato ben preciso nelle situazioni dove potrebbe essere
richiesto.
La corretta presentazione non riguarda soltanto gli artificiali galleggianti,
anche una ninfa o sommersa devono essere presentate in modo corretto per
essere credibili e soprattutto neanche queste devono dragare.
IL DRAGAGGIO
Non dobbiamo confondere il dragaggio come fenomeno con gli effetti visivi
che questo produce.
Un artificiale draga quando, trascinato dalla lenza posizionata in una
corrente diversa da quella in cui esso si trova, si sposta ad una velocità
diversa da quella della corrente; questa velocità può essere
maggiore o minore a seconda che la lenza lo trascini o lo trattenga, in
ogni caso si tratta sempre di un’alterazione del passaggio facilmente
percepibile dal pesce.
E’ semplice intuire come una trota, da sempre abituata a ghermire
le sue prede portate dalla corrente, venga immediatamente messa in allarme
da un artificiale che avanza in modo assolutamente innaturale, ad una
velocità e con una traiettoria totalmente diverse rispetto agli
insetti veri. Ho potuto verificare più volte che il dragaggio della
mosca rappresenta un’alterazione estremamente negativa anche su
trote poco pescate, quindi con un livello di diffidenza piuttosto basso;
tali pesci consentono margini di errore più elevati sull’artificiale,
sul diametro del nylon, su altri dettagli fondamentali per trote molto
difficili a causa della massiccia pressione di pesca cui vengono sottoposte,
ma il dragaggio, anche lieve, appare sempre estremamente negativo, causa
nella maggior parte dei casi del rifiuto della mosca, compromettendo spesso
definitivamente la cattura. Figuriamoci quanto questo possa insospettire
pesci che vivono in acque molto frequentate da pescatori, come ad esempio
le zone destinate al catch-and-release, dove possono ammirare centinaia
di mosche draganti o meno, che ogni giorno passano sopra alle loro teste.
A volte una mosca secca che draga cattura. Questo è vero nel senso
che succede, e neanche troppo sporadicamente, che un pesce venga attratto
dalla scia di un artificiale che draga vistosamente. Tutte le interpretazioni
che possiamo dare a questo fatto hanno un valore di ipotesi: stimolo all’aggressività,
movimento simile a quello di alcuni insetti come i tricotteri, in ogni
caso possiamo considerarlo come una “ frequente eccezione “,
la regola è sconfiggere il dragaggio.
LE ARMI DEL PESCATORE
Come ogni in battaglia che si rispetti, i contendenti hanno bisogno di
armi per combattere, armi che devono essere più efficaci di quelle
del nemico per sperare di sopraffarlo o almeno di non uscirne sconfitti.
Immaginiamo ora di effettuare una ricognizione nell’accampamento
nemico, cercando di spiare l’arsenale in suo possesso.
Una delle prime e più importanti regole della strategia militare
è la sorpresa, e questa funziona soltanto se si riesce ad agire
celati allo sguardo del nemico. Bene, in questo il nostro nemico è
praticamente imbattibile: provate ad immaginare adesso uno scorcio di
fiume o torrente che conoscete bene, non la classica corrente centrale
con acqua lenta ai lati, troppo facile e riconoscibile anche al più
sprovveduto dei lanciatori, ma una bel tratto liscio di una risorgiva,
magari con numerosi erbai, apparentemente dalla superficie perfettamente
piatta, dove tutta la massa d’acqua sembra si sposti in modo uniforme.
Oppure provate ad immaginare quella lunga piana del vostro fiume preferito,
con alcune grosse pietre sommerse, dall’andamento tranquillo e innocuo.
Provate adesso a ricordare quando avete lanciato la mosca per la prima
volta in queste acque, ignari dell’insidia che si celava in esse:
due falsi lanci, la mosca che si adagia delicatamente sulla superficie,
ed ecco che il nostro non tarda a manifestare la sua subdola presenza:
prima il finale, poi la stessa coda di topo vengono immediatamente coinvolti
e trascinati da una miriade di micro-correntine invisibili ma assolutamente
efficaci nella loro nefasta azione, e lui, il dragaggio, ha avuto la meglio
ancora una volta.
Ormai uscito allo scoperto il nemico tenta di giocare il tutto per tutto;
non ti da tregua, ogni angolo, ogni metro quadrato d’acqua cela
la sua presenza, ogni lancio è una sconfitta, ogni passaggio della
mosca un vero disastro, ma proprio quando sta per sferrare il colpo di
grazia, costringendoci a smontare la canna e tornare alla macchina, ecco
che una folata di un vento inatteso prende in braccio la mosca scagliata
in un ultimo disperato tentativo. Con la grazia e la sapienza di un vero
maestro la solleva in alto e poi scompare, lasciandola cadere all’indietro,
a lato della sottile lenza. Per un lunghissimo istante la mosca indugia
sulla superficie leggera, seguendo docilmente ogni gioco di corrente sino
a scomparire in un gorgo ormai insperato. Colpito nel suo orgoglio il
nemico di sempre decide di sferrare l’ultimo attacco nel sottoriva,
dove una bellissima fario sta bollando regolarmente, ma ormai sulla riva
le armi erano pronte, il pescatore aveva fatto tesoro del fortunato evento,
e la battaglia aveva trovato il suo vincitore.
L’attrezzatura, la tecnica di lancio, la capacità di leggere
il fiume e l’esperienza sono le vere armi per combattere il dragaggio,
la continua ricerca e la voglia di perfezionarsi le chiavi per sconfiggerlo.
1 ) IL FINALE: UN PREZIOSO
ALLEATO
Oramai anche le case produttrici di articoli per la pesca si sono convinte
dell’importanza di questo accessorio, offrendo una vasta scelta
di finali, anche di lunghezze veramente importanti. Un finale lungo rimane
la base imprescindibile per ottenere valide pose anti-dragaggio, diversamente
ci troveremmo di fronte ad un insieme poco gestibile che inibisce la maggior
parte delle soluzioni tecniche possibili. Come già espresso in
altre occasioni, la lunghezza del finale non è un dato assoluto,
nel senso che deve tener conto di numerose variabili oggettive e soggettive:
ambiente, potenza dell’attrezzatura, volume della mosca, capacità
del lanciatore, vento etc. per cui resta piuttosto difficile identificarne
a priori le caratteristiche. Se è vero che un finale lungo consente
molte soluzioni tecniche, uno troppo lungo le inibisce quasi totalmente.
Un sistema valido per controllare se il finale che stiamo utilizzando
corrisponde alle nostre necessità rimane quello della prova di
distensione: legata la mosca dovremo essere sempre in grado di distenderlo
perfettamente,
questo rimane un aspetto assolutamente fondamentale per essere in grado
di controllare costantemente il lancio e ottenere la corretta disposizione
della coda in acqua. In ogni caso possiamo indicare come lunghezza minima
i 12 ft. ( m.3,60 ) che consente di avere già un buon controllo
del lancio e della posa.
2 ) LA MOSCA: UN COMPROMESSO
A VOLTE NECESSARIO
Nella pesca a mosca secca l’artificiale gioca ruoli diversi che
sicuramente non si limitano alle sola imitazione dell’insetto cui
si riferisce. Una buona mosca deve galleggiare bene, se a questo scopo
è stata destinata, deve garantire equilibrio nella posa e stabilità
in acqua, e comunque deve conservare un aspetto credibile.
Anche in riferimento alla problematica trattata in questo articolo, la
mosca assume un’importanza notevole in relazione alla stabilità
necessaria sia per non essere travolta anche da una leggerissima trazione,
sia per permettere di effettuare correttamente le manovre di lancio e
correzione della coda che vedremo più avanti.
La capacità che una mosca possiede di “ reggere l’acqua
“ è legata al suo “ ancoraggio” su questa, cioè
a quanto riesce a rimanere attaccata alla superficie senza essere trascinata
via dalla trazione della lenza. Questa deriva sia dalla struttura della
mosca che dal suo peso. Artificiali molto esili, con scarso materiale
di supporto e di piccole dimensioni, quindi anche estremamente leggeri,
avranno scarse possibilità di reggere l’acqua, al contrario
una mosca di buone dimensioni ricca di hackles resisterà molto
di più alla trazione. Il problema quindi resta sempre lo stesso:
avere un compromesso accettabile tra garanzia di tenuta e credibilità
in relazione a dimensioni e forma.
3 ) LA CANNA: UN’
AMICA DI CUI POTERSI FIDARE
Entrare in un ambito così particolare e delicato come la canna
e la sua azione è sempre una cosa da cui guardarsi bene, essendo
un argomento dove si inseriscono infiniti concetti, teorie e scuole di
pensiero, quindi mi limiterò ad indicare alcune caratteristiche
che questa deve possedere in relazione all’esecuzione dei lanci
trattati in questo articolo.
A prescindere dalla lunghezza e dalla potenza, la canna deve garantire
al pescatore un costante contatto con la coda, questo è reso possibile
dalla sensibilità che alcuni attrezzi possiedono. Riuscire a trasmettere
al braccio tutte le informazioni che gli permetteranno di graduare nel
modo ottimale l’applicazione della forza, sia nell’intensità
che nella distribuzione temporale, è la caratteristica fondamentale
non di una buona canna da mosca in senso generico, ma della canna ottimale
per le caratteristiche del singolo lanciatore. La possibilità di
ottimizzare l’applicazione della forza è la base per eseguire
la quasi totalità dei lanci anti-dragaggio ed anche per la costruzione
dinamica della tecnica di lancio in generale. Attrezzi estremamente rigidi,
eccessivamente potenti o utilizzati con code non appropriate, lasciano
molto a desiderare sotto in questo ambito, privilegiando forse altri aspetti.
Cercate quindi una canna che vi consenta “ sentire “ la coda
nelle diverse fasi di lancio, cercate una canna che vi permetta variare
la velocità di distensione della coda, cercate anche una canna
che vi trasmetta anche la piacevolezza del lancio e della pesca con la
mosca.
4 ) CONOSCERE LE CORRENTI
Anche se può sembrare banale tutto consegue a questa valutazione,
a come cioè riusciamo a comprendere e interpretare i giochi delle
correnti. Tutti i lanci anti-dragaggio prevedono una disposizione della
coda e del finale in acqua tale da creare una riserva che possa assorbire
la trazione della corrente, senza coinvolgere la porzione di finale prossimo
alla mosca.
Attraverso la conoscenza dell’intensità delle correnti e
delle differenze di velocità che inevitabilmente si creano, potremo
definire la tipologia di lancio che più si adatta a quella situazione.
5 ) IL LANCIO NON DISTESO
Si tratta del modo più semplice per procurarsi una riserva di lenza
per assorbire la trazione di una corrente diversa da quella dove abbiamo
posato la mosca, occorre possedere un discreto controllo del lancio e
un finale sufficientemente lungo. La non distensione del finale, o anche
della coda, avviene grazie ad una carenza di velocità nell’ultimo
lancio, questo è possibile riducendo la spinta e eliminando quasi
totalmente lo stop. Questo provocherà lo spostamento in avanti
della canna completamente scarica e la parziale distensione della coda
e del finale. Grado di difficoltà basso, precisione media, effetti
del vento piuttosto elevati, distanza utile medio/corta.
6 ) LANCIO CON CURVA SINISTRA
Non è altro che l’evoluzione controllata del precedente,
con la formazione di una curva a carico della coda e del finale, derivante
sempre dalla loro non distensione. Su un lancio a bassa velocità
terminare la posa con una rotazione della vetta da destra verso sinistra,
descrivendo una traiettoria semicircolare, questa permetterà di
plasmare il disegno della curvatura della coda, che avrà un arco
tanto maggiore quanto più ampia sarà la curva descritta
dalla vetta. Curve più strette permettono una maggior precisione
avendo un loop più stretto, curve più ampie diminuiscono
la precisione ma consentono una maggiore riserva di coda per ritardare
il dragaggio. Grado di difficoltà medio, precisione discreta, effetti
negativi del vento avvertibili, distanza utile medio/corta.
7 ) LANCIO CON CURVA A
DESTRA
Basato sullo stesso principio del precedente, si utilizza quando la corrente
scorre da destra verso sinistra, identiche modalità di esecuzione,
soltanto la rotazione della vetta deve avvenire al contrario, da sinistra
verso destra, portando il mulinello all’esterno per chi lancia con
la destra.. Nel momento della rotazione la vetta deve avvicinarsi alla
testa del lanciatore e passarci sopra nelle rotazioni più ampie.
Grado di difficoltà medio/alto a causa del piano di lancio inconsueto,
precisione scarsa, effetti negativi del vento elevati, distanza utile
medio/corta.
8 ) LANCIO A PARACADUTE
Lancio utilizzato per combattere il dragaggio nelle situazioni particolarmente
difficili, nelle distanze maggiori, anche in presenza di notevoli differenze
di velocità di corrente. La sua esecuzione prevede un’inversione
dell’angolazione del lancio, abbassando il back-cast per poter lanciare
verso l’alto in avanti. Il suo effetto infatti è quello di
distendere la coda verso l’alto per poi lasciarla crollare su se
stessa, creando un raggruppamento di coda e finale. Lancio abbastanza
approssimativo cui si deve ricorrere soltanto nel caso in cui non è
possibile intervenire in altro modo. Grado di difficoltà medio,
precisione scarsa, effetti del vento elevati, distanza utile medio/lunga.
9 ) IL MENDING
E’ la correzione della coda dopo la posa. Potremo definire il mending
come completamento del lancio effettuato, un’azione tesa a correggerne
eventuali imperfezioni e ad incrementarne l’efficacia. La sua esecuzione
prevede uno sollevamento della coda verso monte, finalizzato a togliere
dalla corrente la coda per ritardarne ulteriormente il trascinamento.
Se la situazione lo richiede è possibile effettuare anche più
mending successivi, senza però perdere mai il contatto con l’artificiale
e senza coinvolgerlo durante l’esecuzione.
10 ) CONSIGLI PRATICI
L’esecuzione ottimale dei lanci fin qui descritti prevede l’utilizzo
di una coda di topo perfettamente galleggiante, nel caso in cui, dopo
un tempo prolungato di pesca, si notasse una perdita di galleggiamento,
ripristinarla asciugandola in modo opportuno. Una coda che affonda diviene
di difficile controllo, viene più facilmente travolta dalla corrente
e non consente di effettuare mending efficaci.
Dei molti finali esistenti in commercio, quello che meglio si adatta all’esecuzioni
dei lanci anti-dragaggio è sicuramente il trafilato conico: morbido
e progressivo nella distensione, capace di rallentare quando richiesto,
scivola sinuoso sulla corrente senza creare pericolose scie.
Un ultimo consiglio è quello di provare i lanci descritti sul prato,
per avere la sensazione degli effetti prodotti lontano dall’acqua:
la concentrazione sarà tutta per il lancio … sul fiume sappiamo
che non sarà così.
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