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RESERVOIR
terza parte
La pesca in laghi riservati
sta ottenendo in Europa sempre maggiori consensi tra i pescatori a mosca
che trovano in queste acque un ambiente accogliente, costantemente fruibile
durante l’anno, poco influenzabile dai capricci del tempo e ricco
di pesce di buona taglia.
Numerosi sono i fattori
che condizionano la pesca con la mosca in lago, fattori che spesso sono
di natura completamente diversa da quelli che siamo abituati ad analizzare
pescando in acque correnti, ma che a volte possono coincidere (schiuse
d’insetti, temperatura dell’acqua, condizioni meteorologiche,
ecc.) soltanto che anche in questo caso vanno letti ed interpretati in
modo diverso cercando sempre di ricordare che le abitudini delle trote
in acque ferme sono sostanzialmente diverse da quelle che vivono nel fiume.
L’ALIMENTAZIONE DELLE
TROTE
In lago vivono e schiudono insetti che appartengono agli stessi ordini
di quelli che possiamo trovare in fiumi e torrenti; avremo quindi effimere,
tricotteri, ditteri, odonati ecc. anche se spesso presenti con specie
diverse tipiche delle acque lacustri.
L’ordine di insetti maggiormente rappresentato è comunque
quello dei ditteri ed in particolare le varie specie di chironomi che
con la loro particolare abbondanza assumono un ruolo importante nella
dieta delle trote essendo predati durante tutte le stagioni e in tutti
gli stadi.
Credo superfluo descrivere insetti conosciutissimi da tutti i pescatori
a mosca come efemerotteri, tricotteri, mentre vorrei elencarne brevemente
alcuni non propriamente acquatici che possono comunque avere un ruolo
importante nella pesca nei laghi.
LE TIPULE
Ditteri non acquatici caratterizzate dalle lunghe ali addome allungato
e zampe evidenti di cui fa parte la Tipula Maxima o “Daddy Long-Legs”.
I BIBIONIDI
Di cui fanno parte la famosa mosca di S.Marco e la mosca di S.Giovanni.
LE SIALIDI (megalopteri)
Spesso confuse con i tricotteri vengono come gli altri portati in acqua
dal vento; imitate con la celeberrima Alder.
Sono inoltre da ricordare IMENOTTERI e COLEOTTERI che possono in qualche
caso suscitare l’interesse alimentare del pesce.
Oltre agli insetti numerosi altri organismi fanno parte della dieta dei
pesci che vivono in reservoir: AVANNOTTI e pesciolini vari rappresentano
sicuramente una fonte di approvvigionamento proteico importante di cui
le trote approfittano spesso cacciandoli prevalentemente nei pressi delle
rive: si tratta generalmente di alborelle, vaironi, triotti, o avannotti
di cavedani o altro pesce bianco.
Sanguisughe (LEECH) sono una preda molto più frequente di quanto
possiamo immaginare sia in fiume che in lago e questo ci è confermato
dalle numerose imitazioni esistenti utilizzate per la pesca delle grosse
trote o steelhead nei fiumi americani. La dieta delle trote in reservoir
è integrata anche da molluschi, piccoli crostacei, dalle stesse
uova di trota; tutto questo ci fa immaginare la vastissima gamma di artificiali
impiegati per la pesca in reservoir artificiali che però risultano
efficaci soltanto se utilizzati in modo corretto.
IL LIVELLO DI ALIMENTAZIONE
Per catturare trote in lago è necessario innanzi tutto trovarle.
Questa regola, solo apparentemente scontata, è senza dubbio la
chiave del successo. Le trote si alimentano a tutti i livelli, dal fondo
alla superficie, e alle varie profondità intermedie, per cui la
nostra indagine dovrà essere rivolta sia su cosa, ma soprattutto
su dove mangiano.
Le prime informazioni di cui avremo bisogno dovranno essere relative alle
caratteristiche morfologiche dello specchio d’acqua: profondità
massima e media, ubicazione delle zone più profonde, ingresso di
eventuali torrenti, sorgenti, ecc.. Tutte informazioni che potremo chiedere
al gestore o a pescatori che frequentano assiduamente il posto; queste
ci faranno sicuramente risparmiare molto tempo perso in tentativi infruttuosi.
LE STAGIONI
Il grande caldo e il grande freddo, anche se per motivi opposti, determinano
sulle trote un effetto analogo, cioè tendono a farle stazionare
nei pressi del fondo e in particolare nelle zone con maggiore profondità.
Le motivazioni sono facilmente intuibili, in profondità gli effetti
della temperatura esterna su quella dell’acqua sono molto attenuati
così il pesce riesce a trovare un ambiente più vicino alle
proprie necessità; in particolare nel periodo estivo l’aumento
della temperatura diminuisce notevolmente la quantità di ossigeno
presente negli strati superficiali diventando questi una zona di difficile
sopravvivenza anche per specie particolarmente tolleranti come l’iridea.
Anche nei mesi invernali le trote manifestano la tendenza a passare più
tempo in profondità risalendo negli strati superiori soltanto nei
momenti più caldi della giornata o in presenza di particolari occasioni
alimentari.
Durante gli altri mesi dell’anno il pesce si sposterà a diverse
profondità in base alla concentrazione della pastura, della luminosità
ecc. ma difficilmente stazionerà costantemente sul fondo.
Con le opportune tecniche ed attrezzature è possibile pescare a
mosca in reservoir durante tutto l’anno, anche se, come nel fiume,
ci sono momenti e periodi più favorevoli ed altri meno: anche in
piena estate, nelle ore più calde, quando tutto sembra fermarsi
in attesa di un soffio di aria fresca, con l’attrezzatura e la tecnica
giusta potremo prendere quel pesce che ci ripagherà delle nostre
fatiche e della nostra ostinazione.
Durante la giornata la posizione del pesce in relazione alla profondità
può variare notevolmente e anche molto rapidamente in base a fattori
a volte facilmente intuibili a volte misteriosi: il movimento degli insetti,
le sciamature improvvise che possono determinare un’intensa attività
in superficie, il cambiamento della direzione del vento insieme a numerose
altre componenti favoriscono gli spostamenti del pesce, spostamenti che
dovranno essere individuati in fretta.
Ricordiamoci comunque che quando il pesce mangia in superficie è
facilmente individuabile mentre tutt’altra cosa è comprendere
l’attività che avviene in profondità.
In assenza di bollate o quando queste sono troppo sporadiche, dovremo
individuare le “zone calde” i cosiddetti hot-spot cioè
le zone del lago dove normalmente è maggiore la concentrazione
di pesce e dove si dovranno concentrare i nostri tentativi.
La prima indicazione ci viene fornita dalla direzione del vento che tende
a portare la pastura, cioè il nutrimento del pesce, in precise
zone del lago, gli immissari creano generalmente una zona con ottime possibilità
di cattura, la presenza di vegetazione o alberi sommersi, in prossimità
delle fosse più profonde in definitiva ogni lago ha i suoi luoghi
dove generalmente aumentano le possibilità di successo.
TATTICHE DI PESCA
In assenza di evidente attività superficiale conviene iniziare
con una coda intermedia variando la profondità di pesca sino a
quando non avremo le prime catture; aumentandola in caso contrario progressivamente,
incrementando la pausa prima di iniziare il recupero dopo il lancio.
Inizieremo contando cinque secondi, poi dieci, quindici, venti e se dopo
una ragionevole serie di lanci non succede niente passeremo ad una coda
affondante di primo o secondo grado usando lo stesso metodo e così
via: se riusciremo a trovare la giusta profondità qualche cattura
o attacco alla nostra esca dovremo averlo a patto di usare imitazioni
valide o almeno non assurde, altrimenti proveremo a cambiare tipo di recupero
e in ultima analisi l’artificiale, ma questo dovrà avvenire
soltanto quando avremo la certezza di aver pescato a tutte le profondità
senza risultati apprezzabili.
Non essendo in possesso di un bagaglio di esperienza e/o di conoscenza
specifica del luogo si dovrà procedere per prove ed errori tenendo
presente che le variabili di cui tener conto sono essenzialmente tre:
LA PROFONDITA’, IL RECUPERO/ANIMAZIONE, L’ARTIFICIALE nell’ordine
di importanza.
IL RECUPERO
E’ uno dei segreti della pesca in reservoir, quello che spesso fa
veramente la differenza: la stessa mosca recuperata in modo diverso può
catturare molto o niente. A volte il pesce ha bisogno di essere stimolato
per mordere, altre invece predilige un recupero più discreto e
questo può variare anche a seconda del tipo di artificiale che
si sta usando.
Esistono essenzialmente tre tipi di recupero con tutte le varianti possibili:
lo STRIPPING: si effettuano lunghe e veloci tirate di circa ottanta centimetri
di lenza intervallate da una pausa più o meno lunga, la mosca si
sposterà così a scatti rapidi e brevi affondamenti.
Il ROLLY-POLLY questa tecnica di recupero si attua per dare all’artificiale
un nuoto rapido, continuo e sinuoso: si colloca la canna sotto il braccio
e si recupera la coda con le due mani in modo continuo, senza pausa.
Il TRICOTAGE termine francese che indica un recupero lento , richiamando
la coda con il pollice e l’indice creando una matassina nel palmo
della mano.
Questi sono sinteticamente i tre stili di recupero più utilizzati
dagli specialisti del reservoir, è possibile ovviamente apportare
delle modifiche adattandoli alle varie situazioni ed ai vari artificiali,
è comunque importante conoscerli e saperli realizzare: troppo spesso
capita di vedere pescatori recuperare l’artificiale sempre allo
stesso modo, con la stessa coda, cambiando decine di mosche senza prendere
niente: “Brutta giornata oggi, le trote non hanno voglia”
forse, ma non è certo quello il modo per scoprirlo.
GLI ARTIFICIALI
Tutte le tipologie di imitazioni esistenti possono avere una loro efficacia
in reservoir: dalle mosche secche alle ninfe, dagli streamers alle sommerse,
l’importante è individuare nell’immensità delle
proposte esistenti quelle che danno risultati con maggiore continuità
e crederci, non è un atto di fede per carità, ma è
importante, pescando in lago, credere nell’efficacia di una mosca
evitando continue sostituzioni che fanno perdere soltanto tempo senza
apportare spesso apprezzabili miglioramenti.
La scelta dell’artificiale è senza dubbio importante anche
perché a volte le trote dimostrano un comportamento molto selettivo
soprattutto in presenza di chironomi per cui dovremo proporre l’imitazione
corretta mentre più spesso è necessario stimolare il pesce
per indurlo all’attacco usando artificiali di fantasia, scarsamente
imitativi, che fanno leva sull’istinto aggressivo soprattutto in
momenti di scarsa attività alimentare.
Gli artificiali per la pesca in lago spesso sono realizzati con materiali
e dressing che li rendono “vivi” in azione di pesca cioè
immersi nell’acqua e animati, a differenza ad esempio delle mosche
di superficie che in pesca mantengono la propria forma più o meno
inalterata. Questo aspetto assume una particolare importanza sia al momento
dell’acquisto, in fase di costruzione e nella scelta che operiamo
al momento di usarle: provate sempre ad osservare la mosca pensando a
come “nuota”, come può reagire ad un tipo di recupero
piuttosto che ad un altro, guardatela sempre in prospettiva.
In questo senso è preferibile l’uso di mosche non appesantite:
la profondità va ricercata con il peso della coda e non avremo
bisogno di ricorrere alle goffe imitazioni piombate che non riescono a
riprodurre correttamente i movimenti che vogliamo realizzare.
MOSCHE IN COPPIA
Per aumentare le possibilità di cattura è molto diffuso
l’utilizzo di due artificiali in contemporanea. Questi sono costituiti
generalmente da mosche di dimensioni non eccessive (mosche sommerse, ninfe,
imitazioni di uova ecc.) montate a 80/100 cm. di distanza l’una
dall’altra mentre per artificiali di taglia maggiore come grossi
streamer è preferibile utilizzarne uno soltanto.
E’ molto diffusa anche l’accoppiata mosca secca e piccola
ninfa di chironomo montate o con il classico bracciolo di nylon o con
il sistema DROPPER con la secca che assolve alle due funzioni di esca
e indicatore di abboccata.
Nelle sere d’estate, quando lo specchio d’acqua si copre dei
cerchi di pesci in superficie, lanciate la mosca e aspettate: le trote
mangiano spostandosi continuamente, non cercate quindi di rincorrere le
bollate … prima o poi passeranno anche dalle vostre parti.
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