COUP DE SOIR
prima parte

Detto anche “ evening rise” è il momento magico in cui il fiume sembra animarsi per incanto; circondati da migliaia di insetti abbiamo finalmente la possibilità di insidiare il pesce della nostra vita che, abbandonato ogni timore, si getta con avidità sulle facili prede portate dalla corrente.


Il sole è ormai definitivamente scomparso dietro alle montagne insieme al caldo pomeriggio estivo per lasciare una piacevole frescura che porta con sé l’odore inconfondibile della sera.
Il momento atteso è arrivato improvviso, cogliendomi quasi di sorpresa in una zona del fiume dove non avrei dovuto trovarmi in quel momento.
Esco dall’acqua e mi affretto a raggiungere la lunga buca un po’ più a valle dove prima non avevo volutamente pescato.
Mi tengo distante dal fiume cercando di ridurre al minimo i rumori del mio passaggio a fine buca, dove la profondità diminuisce notevolmente, quattro o cinque trotelle bollano con buona frequenza sulle prime effimere emergenti catturate nel momento più critico della loro esistenza: il passaggio alla vita aerea.
Sarebbero prede facili, ma in questi casi preferisco lasciare il posto tranquillo e attendere l’occasione per lanciare su pesci di taglia più interessante.
Con esclusione dei periodi di inizio e fine stagione, quando le schiuse sono concentrate nelle ore centrali della giornata, il tramonto del sole segna il momento d’inizio dell’attività del pesce (soprattutto in superficie) concentrandosi in prossimità del fiume grandi quantità d’insetti di ogni genere e stadio evolutivo.
Le schiuse che possono verificarsi durante tutto l’arco della giornata sono generalmente di modesta intensità e breve durata rappresentando spesso un evento di natura occasionale e imprevedibile.
Sono senz’altro importanti possibilità per il pescatore e permettono di avere delle buone chances di cattura anche durante il giorno, ma le trote migliori difficilmente usciranno allo scoperto in questi momenti.
L’abbondanza di cibo disponibile e la diminuita luminosità rappresentano una combinazione particolarmente favorevole che un pesce, soprattutto una trota, di buone dimensioni difficilmente si lascerà scappare.
L’attività concentrata nel breve momento serale è un fenomeno nota a tutti i pescatori, con tutte le tecniche, legali e non, tanto che spesso arrivano sul fiume giusto per pescare il coup de soir.
Succede spesso, frequentando acque libere italiane e anche in alcune regioni della Francia e Spagna, zone in cui la pesca alla trota è una tradizione popolare molto diffusa, di restare in assoluta solitudine per tutta la giornata e di vedere poi, al tramonto, uscire da un angolo il classico “omino” armato di canna con cucchiaio o moschera dirigersi con decisione verso la buca dove sa che a quell’ora, in quella stagione e con quell’artificiale potrà fare rapidamente il cestino rincasando magari prima che la cena si raffreddi.
Il fascino del coup de soir celebrato dai più grandi pescatori a mosca non è riscontrabile in questi comportamenti che vedono la pesca esclusivamente come mezzo per procurarsi qualche trota senza passare in pescheria, ma rendono sicuramente l’idea dell’efficacia della pesca nelle ore serali.
L’attività serale nel periodo estivo è una costante riscontrabile in quasi tutti i corsi d’acqua da trote e temoli con esclusione di alcuni fiumi dell’ovest degli Stati Uniti dove troviamo la massima concentrazione di insetti al mattino con le famose “spinner fall” (imponenti cadute di piccolissimi spinner, generalmente Trico) che mettono in attività le selettive Rainbow impegnate a mangiare quest’enorme quantità di insetti ormai in fin di vita.

I luoghi
Va premesso che per selezionare correttamente le zone del fiume più adatte al coup de soir è indispensabile conoscerne bene le caratteristiche e questo significa che dovremo essere pronti ad affrontare qualche sconfitta che fa comunque parte del gioco.
Non tutti i tratti di fiume infatti offrono valide possibilità al tramonto e questi vanno individuati soprattutto fra le zone più aperte scartando gli anfratti coperti da fitta vegetazione dove avremo scarsissima luminosità (un minimo è necessario) e poca presenza di insetti.
In secondo luogo ritengo siano da evitare i tratti con corrente troppo veloce dove sono scarse le postazioni utili per la trota e le bollate di difficile individuazione.
Pescando in torrenti anche di buone dimensioni le zone che offrono migliori possibilità sono le buche con buona profondità che degradano dolcemente creando un tratto con acqua poco profonda e corrente lenta.
Ottime anche le piane con discreta portata d’acqua che si presentano con una sponda con maggiore profondità dove i pesci più belli bollano a ridosso della riva.
A volte anche le modeste correnti con acqua appena increspata possono riservare piacevoli sorprese; come già affermato comunque dobbiamo tener presente che non tutti i posti sono validi e capita spesso di fare cappotto, mentre gli amici, appena cento metri a valle, hanno trovato condizioni ottimali.
Questo può dipendere da diversi fattori che possono variare dalla presenza più o meno abbondante di pesce, dalla concentrazione di insetti, dal disturbo che altri possono aver arrecato al posto.
Nei fiumi o grossi torrenti di fondo valle la scelta del posto assume un’importanza ancor più rilevante essendo possibile assistere ad imponenti schiuse in alcune zone e assenza quasi totale in altre e la stessa attività del pesce può manifestarsi in modo evidente anche in presenza di una schiusa di modesta entità, mentre altrove può succedere di osservare il passaggio di migliaia di insetti senza vedere una bollata.
Uno dei casi di questo tipo più eclatanti cui ho potuto assistere in più di una occasione è stato nella Dora Baltea, nelle vicinanze di Torino.
La Dora, dalle tipiche caratteristiche del grande fiume del piano seppur scorre in una delle zone più antropizzate e industrializzate d’Italia, conserva una capacità biogenica a dir poco eccezionale e, nei periodi in cui non porta acqua di neve, è possibile assistere ad imponenti schiuse che possono variare a seconda del periodo e dell’orario da Baetidi, Ecdyonuridi, Epheorus ecc. in quantità e durata da far invidia a molti fiumi più blasonati d’oltre confine.
Ebbene, mi è successo più di una volta di vedere la superficie letteralmente ricoperta da grosse subimmagini di olive senza vedere bollare una trota in posti dove il giorno dopo l’acqua letteralmente bolliva apparentemente senza schiusa e catturare a ripetizione con il classico moscerino su amo del n.20.
Le ipotesi su questo comportamento, che potremo definire inspiegabile, sono molteplici e ci porterebbero troppo lontano dall’argomento qui trattato; si tratta comunque soltanto di ipotesi e l’unica certezza che abbiamo è che rimarranno tali nonostante i nostri sforzi.
Il grande fiume racchiude in sé un’infinità di microcosmi, come dei sottoinsiemi che, seppur facenti parte dello stesso ecosistema, possono agire in maniera del tutto autonoma.
E’ possibile così trovarsi di fronte ad una lunga piana priva di attività e risalendo imbattersi in una schiusa molto localizzata che tiene in attività un branco di iridee al lato di una corrente e ancora più in su ammirare alcuni temoli di grosse dimensioni staccarsi lentamente dal fondo e bollare su delle piccole black ant.
Nel silenzio della notte il rumore è inconfondibile, e anche le onde che scendono la corrente ne sono la conferma: una grossa trota è uscita con il dorso dall’acqua per prendere qualcosa in superficie.
Passano pochi secondi e sale di nuovo, questa volta la sagoma scura che rompe il film sembra indugiare un po’ per farsi ammirare, poi le salite divengono mano mano più frequenti; ormai si è sistemata a galla e bolla continuamente forse su delle spinner spent di piccole effimere che poco fa si vedevano volare vicino all’acqua.
La scelta dell’artificiale è quasi obbligata, la scarsa luce che ormai rimane ci costringe ad agire di intuito, due falsi lanci e poi la posa appena a monte della trota.
Ancora un gorgo, forse è sulla mia mosca, la ferrata immediata e la violenta reazione del pesce si consumano nel volgere di un attimo, forse due.
Il secco rumore di frusta del finale in aria mi conferma che la mosca è rimasta in bocca alla trota: poco male avevo schiacciato l’ardiglione e tra poco sarà di nuovo libera di vedere scendere le mosche sulla corrente e salire in superficie facendomi sognare ancora una volta.