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COUP DE SOIR
seconda parte
Gli insetti
Nelle ore serali è possibile assistere alla predazione da parte
del pesce sia di insetti in schiusa (dun) che di spinner e questi ultimi,
nella loro fase finale di spent, manterranno in attività le trote
sino a buio inoltrato.
Il volo serale degli spinner è uno degli spettacoli più
belli e affascinanti cui si può assistere in riva ad un fiume.
Decine di migliaia di esemplari iniziano lentamente la loro discesa verso
la superficie dell’acqua per unirsi poi in accoppiamento e cadere
sfiniti morendo dopo una breve agonia.
Tra i numerosi generi di effimera che possiamo trovare nelle calde serate
estive ce n’è uno in particolare che per la sua scarsa diffusione
e per le particolari modalità di schiusa suscita in me una forte
attrazione, si tratta dell’Oligoneuriella Rhenana, effimera di buone
dimensioni (amo 12), di colore grigio molto chiaro tendente al bianco
sporco, dalle abitudine strettamente crepuscolari si muove a sciami composti
da centinaia di individui con volo veloce spesso radente l’acqua
paragonabile a nessun altro genere di effimera da me conosciuto.
Nell’Oligoneuriella Rhenana è praticamente assente il momento
di emergente/dun con il caratteristico passaggio in acqua, per cui la
pesca è legata all’utilizzo di imitazioni di spinner che
cadono in acqua casualmente o dopo l’accoppiamento.
La comparsa di questa mosca nel cielo è tanto improvvisa quanto
di breve durata e ciò che stupisce è l’eccezionale
numero di insetti che sembrano venire dal nulla e nel nulla poi scomparire.
Ho avuto la fortuna di assistere personalmente ad imponenti schiuse di
questo insetto nel Volturno, nel Sele Tanagro ed in misura molto minore
nel Nera dove la sua presenza è sporadica e si manifesta raramente.
Ricordo in particolare una sera di luglio di qualche anno fa, dopo aver
trascorso buona parte del pomeriggio su numerose trote in costante attività
su una delle famose schiuse miste del Volturno; con il tramonto anche
le bollate erano diminuite sino a cessare completamente.
Perplessi, io e il mio amico e compagno di pesca, ci chiedevamo spiegazioni
su questo comportamento così insolito per la stagione estiva.
Dopo qualche infruttuoso tentativo con delle sedge eravamo sul punto di
smettere quando, alzando lo sguardo verso il cielo, restammo per qualche
attimo attoniti per spettacolo che apparve ai nostri occhi: migliaia di
esemplari di O. Rhenana, riuniti in grandi sciami volavano a 5, 6 metri
di altezza risalendo e scendendo il fiume; nella scarsa luce della sera
era comunque possibile guardare lontano e vedere l’imponenza della
schiusa.
Di lì a poco iniziarono le prime bollate intensificandosi man mano
che gli insetti si avvicinavano all’acqua sino ad arrivare al massimo
dell’intensità che può durare dai 15 ai 30 minuti.
Poi le bollate divennero sempre più sporadiche sino a scomparire
completamente.
Nel momento di massima attività risulta veramente difficile mettere
in atto una strategia di pesca efficace, tante sono le bollate che finiscono
inevitabilmente per disorientare il pescatore che si ritrova a lanciare
qua e là con scarsi risultati.
Le maggiori possibilità le avremo invece quando la frenesia generale
diminuisce lasciando in attività regolare pochi esemplari di più
facile individuazione.
In base alla mia esperienza posso affermare che in questi momenti le catture,
paragonate alla quantità di bollate, sono in definitiva piuttosto
scarse, e questo dipende da un insieme di fattori come la difficoltà
di imitare tale insetto, la breve durata del fenomeno la scarsa luminosità
e la grande abbondanza di cibo che rende, come sempre, il pesce estremamente
selettivo e difficile da catturare.
La mosca “notturna” per eccellenza e quella che più
di ogni altra viene utilizzata nel coup de soir dai pescatori di tutto
il mondo è senz’altro la Sedge Fly nelle sue molteplici versioni;
imitazione di tricottero o friganea che nelle varie forme, colori e dimensioni
rappresenta un punto fermo soprattutto per la cattura degli esemplari
di taglia maggiore.
La bollata su di una sedge è generalmente inconfondibile, anche
se non riusciamo a vederla, per il fragore e la foga con cui trote e temoli
attaccano questi insetti.
Di solito l’attività in superficie sulle sedge avviene in
due momenti: durante la schiusa vera e propria cioè quando gli
insetti cercano di guadagnare la riva nuotando in superficie o durante
l’ovodeposizione quando cioè i tricotteri battono ripetutamente
l’acqua con l’addome in un saliscendi estremamente eccitante.
La presenza di tricotteri è comune a quasi tutte le acque che ospitano
trote e temoli e questi occupano un posto rilevante nella loro dieta sia
per l’abbondanza che per il grosso apporto proteico determinato
dalle dimensioni spesso considerevoli di questo insetto.
La predazione dei tricotteri ovviamente non avviene esclusivamente in
superficie, ma in tutti gli stadi evolutivi, dalla larva alla pupa con
particolare interesse per quest’ultimo.
La pupa di tricottero (generalmente definita caddis) è un’imitazione
spesso trascurata dai pescatori ma che si è rilevata spesso risolutiva
rappresentando forse il momento in cui il pesce riesce a catturare tale
insetto con maggiore facilità.
Generalmente si tratta di imitazioni sommerse che hanno il massimo dell’efficacia
se usate con l’ausilio di una moderata animazione effettuata con
lievi sollevamenti del vettino.
Esistono comunque anche modelli di artificiali che pur essendo quasi completamente
sommersi lasciano in superficie un ciuffo di cul de canard, sparkle wing
o materiali simili consentendo al pescatore di seguire costantemente la
loro mosca.
Ritengo comunque che la vera imitazione di emergente di tricottero, quella
che imita meglio i movimenti dell’insetto naturale, debba “nuotare”
sotto la superficie per risalire con brevi scatti e sarà proprio
questo movimento di risalita che nove volte su dieci indurrà la
trota all’attacco.
La pesca con imitazioni “dry” differisce notevolmente da quella
con imitazioni di effimera, in quanto anche in questo caso le sedge ci
consentono di effettuare tecniche mirate all’animazione dell’artificiale,
che risultano spesso estremamente catturanti.
Le tecniche utilizzate per dare movimento alla sedge possono essere molteplici
e tutte mirate ad imitare il nuoto in superficie tipico di questa specie
di insetti e vanno dal semplice dragaggio a fine passata a più
complessi movimenti tendenti ad ottenere il così detto pattinamento
della mosca.
Una sedge che si sposta sull’acqua a piccoli scatti possiede un
altissimo potere adescante riuscendo in molti casi a far salire pesci
che in quel momento non erano in attività, ma bisogna far attenzione
a non abusarne in quanto può accadere talvolta che le trote preferiscano
il passaggio della mosca liscio, senza alcun dragaggio, ed altre volte
possano salire sulla sedge in pattinamento rifiutandola sistematicamente.
Sul fiume
Nella mia mente è ancora vivo il ricordo della Traun degli anni
migliori (almeno per me, ma già allora qualcuno parlava dei passati
anni migliori) quando, dopo un pomeriggio passato a pescare temoli e che
temoli, aspettavo il momento in cui le grosse trote iniziavano a bollare
distanti, praticamente fuori tiro; la tentazione di lanciare era forte,
ma l’esperienza mi aveva insegnato che la tattica migliore era attendere
che i pesci si fossero portati ad una distanza minore, senza disturbarli,
come poi accadeva regolarmente tutte le sere o quasi.
Sapere aspettare, non aver fretta, cogliere l’attimo giusto sono
le prerogative che contraddistinguono i pescatori di pesci grossi; e il
coup de soir è il momento in cui si hanno le maggiori possibilità
di catturarli. In genere la cattura di una grossa trota non è un
fatto casuale ( anche se per fortuna qualche volta questo accade ancora)
in particolare pescando in acque nazionali.
Una foto con un esemplare degno di tale nome è spesso frutto di
attese infruttuose, tentativi, lotte con attrezzatura al limite dei carichi
sopportabili.
Non è ancora calata la sera ma tu sei già lì pronto,
con la mosca legata al terminale, anche se sai che non è ancora
tempo e che non uscirà allo scoperto che a notte…se uscirà.
Ti resta il tempo per riflettere su cose che di solito ti passano vicino
sfiorandoti ma che non hai né la voglia né il tempo di osservare.
Queste possono anche appartenere al mondo della pesca a mosca o ad altri
mondi anche se a volte resta difficile stabilirne i confini e mentre i
pensieri si rincorrono liberi nella mente cominci a sentirti parte dell’ambiente
che ti circonda.
La ricerca del capo da trofeo è di solito una scelta che esclude
una pesca caratterizzata da numerose catture, certamente più divertente
ma di gran lunga meno emozionante: è facile cedere alla tentazione
di lanciare su una bella trota che ti sta bollando davanti, sembra quasi
che lo facciano apposta, mentre stai aspettando che “il mostro”
si metta in attività; la cattura di un pesce nei pressi della sua
zona di caccia può sicuramente rivelare la nostra presenza e insospettire
la preda.
La caccia al pesce di taglia è sicuramente una delle interpretazioni
più affascinanti del coup de soir, ma questa è legata alla
sua precedente individuazione, alla conoscenza delle sue abitudini, alimentazione,
orari etc. che sono sorprendentemente regolari: le trote più sono
vecchie e più sono metodiche e regolari soprattutto negli orari
dei pasti, come del resto accade nel genere umano, improvvisazione e sregolatezza
sono evidentemente caratteristiche giovanili.
L’organizzazione è certamente un aspetto importante della
pesca serale, questo significa che la preparazione dell’attrezzatura
assume un’importanza superiore a quella che ha nelle ore in cui
il tempo e la luminosità giocano a nostro favore: di notte può
diventare un problema anche infilare l’occhiello della mosca se
non abbiamo a disposizione una pila idonea a volte, pescando in fiumi
che conosciamo bene, torna utile predisporre le mosche che sappiamo di
dover utilizzare, con lo spezzone di nylon già montato oppure sistemate
sul fly threader.
Giunti sul luogo dovremo individuare la posizione più idonea e
che agevoli maggiormente il lancio considerando tutti i possibili ostacoli
naturali che di notte sembrano moltiplicarsi, anche in prospettiva di
eventuali rifiuti che potranno determinare l’incaglio della mosca
nei rami a seguito della ferrata a vuoto: credetemi non c’è
frustrazione più grande che tentare di staccare l’ultima
mosca che funziona, allungando le braccia all’inverosimile, accompagnati
dal dolce sottofondo del rumore di grossi pesci che stanno bollando.
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