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NE' SOPRA NE' SOTTO prima parte
Un viaggio attraverso
la “pellicola superficiale”, sottile confine tra due mondi,
cercando di interpretare il comportamento del pesce durante una delicata
fase di metamorfosi che interessa la maggior parte dei processi di schiusa
degli insetti acquatici.
Da sempre i confini hanno
creato un sacco di problemi all’umanità: dalla banale lite
tra confinanti di terreni ai drammatici conflitti tra popolazioni che
stanno anche in questo momento sconvolgendo il mondo intero.
Il termine confine racchiude in sé concetti consequenziali e contrastanti
rappresentando naturalmente l’inizio e la fine di due realtà
che spesso si trovano divise da una linea, anche immaginaria, posta come
necessaria demarcazione, ma non per questo giusta e accettata.
Il concetto di confine, di netta separazione, radicato nella nostra cultura,
ci porta verso una visione della realtà divisa in compartimenti
senza accorgerci invece che spesso due entità anche opposte tra
loro si trovano a coesistere in uno spazio indefinito dove il bianco si
mescola col nero generando diverse tonalità di grigio che sfumano
progressivamente l’una nell’altra.
Anche nel mondo della pesca a mosca si sono create barriere tra coloro
che praticano questa tecnica che credo rappresenti il massimo in fatto
di sportività e rispetto dell’ambiente, riducendo al minimo
l’impatto con l’ecosistema; barriere che si evidenziano in
forma più o meno sottile nelle conversazioni quando “emerge”
la verità confessando di aver preso quella grossa trota, ma con
la ninfa.
A questo punto l’autore della cattura viene pervaso da un malcelato
senso di consapevolezza reso ancora più evidente dalla immancabile
risposta degli amici: ”A … con la ninfa!”.
Come è stato già scritto, non esiste pescatore che vorrebbe
prendere a sommersa un grosso pesce catturato a mosca secca, mentre è
probabile il contrario, su questo credo non ci siano dubbi, ma quale è
il confine tra secca e sommersa?
La secca deve forse essere soltanto appoggiata sulla superficie senza
romperla oppure è sufficiente che la mosca emerga almeno con una
parte restando sotto con il resto?
Questi interrogativi, posti chiaramente in forma scherzosa sotto il profilo
etico, hanno al contrario una loro precisa giustificazione se considerati
da un punto di vista tecnico quindi in azione di pesca che credo sia l’aspetto
che in definitiva più ci interessa.
Il livello di alimentazione
Come ho già affermato
in precedenti articoli apparsi su questa rivista, uno degli elementi tattici
di maggior importanza trovandoci di fronte a pesci in attività
su insetti in schiusa è stabilire a quale livello questi vengono
mangiati.
Questa differenza non va considerata soltanto in senso macroscopico ed
evidente come nel caso in cui una trota si sta nutrendo di subimmagini
in superficie ed un’altra sta scartando su ninfe ad un metro e mezzo
di profondità, ma va ricercata anche, e direi soprattutto, nei
momenti in cui il pesce, pur mangiando in prossimità della superficie,
rivolge la propria attenzione ad un preciso stadio di sviluppo dell’insetto
tralasciando gli altri.
Credo di poter affermare che in questi casi, in particolari ambienti,
il pesce raggiunge livelli di selettività assoluti che non lasciano
al pescatore alcun margine di errore.
Queste situazioni che potremo definire estreme, ma che poi si rivelano
più frequenti di quanto possiamo immaginare, possono essere affrontate
in due modi: mettendo in atto strategie di pesca alternative basate sulla
reazione del pesce ad una stimolazione di natura totalmente diversa, oppure
cercare di interpretare le informazioni che ci arrivano da una attenta
osservazione e attuare una corretta tattica di pesca utilizzando ovviamente
anche le imitazioni giuste.
La prima è senz’altro più semplice e quella che ci
pone di fronte a minori difficoltà, ma si rivela per così
dire una sorta di fuga da un momento che pur presentando notevoli difficoltà
risulta senz’altro stimolante e ricco di contenuti tecnici di alto
livello.
Come al solito ognuno può sistemarsi le cose come meglio crede
ed è senz’altro giusto così soprattutto parlando di
pesca, mi riservo comunque di fare un’osservazione del tutto personale
inerente a questo argomento.
Credo che pescare a mosca non sia soltanto un modo come un altro per catturare
pesci, tutti sappiamo che ne esistono di più efficaci, più
semplici e immediati che non necessitano di tante chiacchiere (come quelle
che sto facendo ad esempio), in definitiva tecniche molto meno impegnative.
La pesca a mosca “deve” significare qualcosa in più,
e questo qualcosa va ricercato soprattutto nella voglia di comprendere,
di entrare a far parte di quei delicati meccanismi che da sempre regolano
la vita e la morte degli organismi che vivono nei fiumi.
Lanciare una grossa sedge e farla dragare sopra la testa dei pesci è
sicuramente un modo efficace per catturare, ma non significa certo aver
trovato il bandolo della matassa.
Trote e temoli possono alimentarsi in superficie a livelli diversi concentrando
quindi la propria attenzione ad un livello costante, quello che assicura
loro il maggior apporto alimentare ottenuto con il minore sforzo; questo
atteggiamento di predazione è tipico della trota che in questi
frangenti predilige assumere una posizione in acqua prossima alla superficie
così da limitare al massimo il proprio dispendio energetico trovandosi
costantemente sulla traiettoria percorsa dagli insetti in schiusa.
Il temolo, come tutti sappiamo, ama restare sul fondo e salire ogni volta
per ghermire le sue prede anche se in rarissime occasioni ho potuto osservare
alcuni temoli che, in presenza di una forte e concentrata schiusa, assumevano
un comportamento del tutto atipico per la loro specie posizionandosi in
superficie per potersi alimentare più facilmente.
Ad onor del vero devo dire che questi episodi si sono verificati tre o
quattro volte di cui due nell’Isonzo Sloveno, credo in una particolare
convergenza di fattori quali una massiccia schiusa di effimere (caso non
molto frequente in questo fiume) e la particolare natura del posto dove
mi trovavo cioè una lunga buca con acqua profonda, piuttosto uniforme,
con filo di corrente centrale dove le trote a monte ed alcuni temoli più
a valle sostavano in superficie per approfittare di questa rara occasione.
Sinteticamente possiamo riassumere in tre diversi momenti l’attività
alimentare del pesce in superficie su insetti in schiusa: su ninfe che
stanno nuotando in prossimità della superficie, su ninfe che transitano
inerti subito sotto la superficie, su ninfe che si stanno liberando dell’esuvia
in superficie.
Queste tre diverse fasi di schiusa sono tutte concentrate in uno spazio
molto ristretto e tutte in prossimità della pellicola superficiale.
Segni in superficie
Non capita spesso, ma a
volte succede che risalendo il fiume, appena dietro la curva si accendano
le luci all’improvviso. Prima tutto era immobile e privo di ogni
attività, adesso sembra un altro mondo.
La lunga superficie piatta era regolarmente rotta dalle bollate di numerose
trote in continua attività, come sempre dopo qualche attimo di
naturale smarrimento iniziai a lanciare al primo pesce, quello più
a portata di mano, senza ottenere alcun risultato.
Non cambiai la mosca, ma cambiai bersaglio… niente, dopo aver sostituito
due o tre mosche ancora niente.
In questi momenti le ipotesi che prendono forma sono infinite: il diametro
del nylon è troppo grosso, forse sarebbe meglio pescare a scendere,
magari è colpa di un lieve e subdolo dragaggio, la mosca sembra
troppo chiara e così via.
Ma poi ti rendi conto che sono tutte cause possibili solo in teoria, ma
che non possono certo giustificare un’assenza così netta
e costante di interesse non avendo prodotto neanche il minimo accenno
di rifiuto a questo punto è ovvia la conclusione che l’interesse
delle trote fosse concentrato su insetti che stanno schiudendo ma che
ancora si trovano intrappolati sotto la pellicola superficiale, questa
teoria fu poi confermata da una più attenta osservazione: tutte
le subimmagini che passavano sopra venivano regolarmente ignorate, e ne
passavano veramente tante, inoltre la tipologia di bollata evidenziava
che mangiavano in prossimità della superficie ma ancora sotto di
essa.
Un aspetto di grande importanza per discriminare lo stadio in cui il pesce
cattura gli insetti è l’osservazione del modo con cui esso
si muove per mangiare in relazione alla sua posizione in acqua.
La fuoriuscita del dorso è un elemento identificativo che ci fa
immaginare che la bocca del pesce è rimasta sotto nel momento in
cui si è aperta per mangiare assumendo una posizione leggermente
obliqua con la testa verso il basso.
Questo movimento viene generalmente definito “delfinata” e
devo dire che il termine rende bene l’idea del movimento che ricorda
il nuoto ondeggiante del simpatico mammifero acquatico; non sempre il
pesce rompe la superficie con il dorso, in molti casi la cattura della
ninfa viene evidenziata da un movimento d’acqua in superficie simile
ad un’onda generato dallo spostamento del pesce.
In questo caso si tratta comunque della cattura di una ninfa che sta risalendo
e la tecnica da adottare è molto simile alla normale pesca a ninfa
effettuata in prossimità della superficie, ma tale tecnica non
sempre è quella adatta a catturare pesci che concentrano la propria
attenzione sulle ninfe che stanno emergendo e che viaggiano trasportate
dalla corrente a contatto con la pellicola superficiale.
Questo particolare momento è stato studiato in modo abbastanza
approfondito ed è emerso che nella maggior parte delle specie di
effimera esistenti avviene questo “passaggio” inerte della
ninfa in superficie, come se stesse riposando dalla fatica per la risalita,
preparandosi per emergere; tale passaggio può essere protratto
a lungo nel tempo fino ad oltre 15 minuti
( D.Swisher – C.Richards, “Emergers”).
Dove
La forte selettività del pesce deriva dalla massiccia presenza
di insetti che permette di potersi concentrare su un solo stadio trascurando
gli altri. In torrente, o comunque nei corsi d’acqua poveri di macrofauna
bentonica, tale comportamento è raro o comunque circoscritto a
momenti di particolare abbondanza: le risorgive, i fiumi del piano, i
torrenti di fondovalle presentano generalmente caratteristiche che favoriscono
una consistente presenza di insetti e quindi delle regolari schiuse che
abituano il pesce ad alimentarsi seguendo schemi ben precisi e senza costringerlo
ad una continua ricerca di cibo anche occasionale.
In questi ambienti anche la competizione alimentare è molto ridotta,
favorendo quindi un comportamento più tranquillo e se vogliamo
“riflessivo” che aumenta ancora le possibilità di scoprire
i nostri inganni.
Le lunghe lame con corrente lenta sono le zone dove è più
facile riscontrare questo tipo di situazioni, ma non è raro imbattervisi
anche nelle zone con corrente più sostenuta ed evidente increspatura
superficiale dove risulta particolarmente complicato decifrare le bollate,
anzi a volte è difficile anche riuscire a vederle se non si è
in possesso di un occhio ben allenato: un dorso scuro che affiora appena
tra le onde della correntina è un segnale molto discreto da individuare,
ma che ci può regalare grandi soddisfazioni!!!
Vi sono dei corsi d’acqua dove le modalità alimentari elettive
delle trote sono quasi esclusivamente costituite dalla predazione delle
ninfe in superficie (il Gacka in Croazia ne è un esempio).
In questi fiumi è raro vedere bollate franche sulle subimmagini
ed è quindi raro poter utilizzare con successo imitazioni perfettamente
galleggianti; questo nella maggior parte dei casi, non è una regola,
sia chiaro.
Nel corso di una schiusa che può durare con fasi alterne anche
qualche ora il comportamento del pesce può cambiare diverse volte
in relazione a fattori difficilmente individuabili, ed è possibile
quindi che a volte vengano preferite alcune mosche che poco dopo potrebbero
essere del tutto ignorate per non parlare poi dei casi in cui sono presenti
in acqua più specie di insetti che possono interessare a rotazione
i pesci in attività…un vero rompicapo.
Non fai in tempo ad allamare un paio di belle trote, magari una si è
anche persa “per strada”, sistemi il terminale, ti guardi
intorno, ne vedi una grossa bollare (o meglio ninfare) decisa, a intervalli
regolari, lanci sicuro di prenderla … siamo alle solite: quando
pensi di aver trovato la mosca risolutiva, quella che finalmente ti consentirà
di pescare più tranquillo e rilassato, ti rendi conto, di essere
di nuovo al punto di partenza, beh cosa volete che vi dica… è
bello anche per questo.
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