NE'
SOPRA NE' SOTTO seconda parte
Un viaggio attraverso
la “pellicola superficiale”, sottile confine tra due mondi,
cercando di interpretare il comportamento del pesce durante una delicata
fase di metamorfosi che interessa la maggior parte dei processi di schiusa
degli insetti acquatici.
La storia della pesca a mosca ci insegna che questa è nata e si
è sviluppata essenzialmente nei Paesi Anglosassoni dove è
divenuta nel tempo una componente importante del patrimonio culturale
lasciando concreti segni della sua presenza negli usi e costumi di questi
popoli.
La pesca a mosca e la simbologia ad essa legata è presente anche
in ambienti non frequentati in modo specifico da pescatori: un quadro
di mosche, una vecchia canna in legno, un pesce imbalsamato, qualche antica
stampa di pesca, sono oggetti molto comuni nel mondo anglosassone, presenti
nei locali, pub, ristoranti, negozi, case private, alberghi.
Tutto questo conduce ad un atteggiamento nei confronti della pesca di
grande rispetto e considerazione, rispetto che è poi facile riscontrare
in questo popolo anche nei confronti dei fiumi, del pesce e, in senso
più vasto, dell’ambiente.
Il pescatore non è quindi il poveraccio con pantaloni e camicia
rattoppati (che troviamo nei quadretti dei nostri mercatini rionali) che
cerca di procurarsi la cena con canna, lenza e amo innescato con un grosso
lombrico.
La tradizione anglosassone si è naturalmente diffusa in tutti i
paesi che ne hanno subito, in un modo o in un altro, l’influenza
primi tra tutti gli Stati Uniti dove l’eredità inglese si
è trasformata in ricerca e sviluppo tecnologico tanto che oggi
la quasi totalità della produzione di articoli di alta qualità
per la pesca a mosca proviene dagli Usa.
La pesca con la mosca con sistema inglese cioè con coda di topo,
ha successivamente conosciuto un discreto sviluppo anche in altri paesi
del Vecchio Continente: Francia e Spagna ad esempio vantano una buona
tradizione di pescatori e soprattutto di raffinati costruttori di mosche,
in Italia si è passati da piccole realtà di pesca con mosche
artificiali molto localizzate come la tecnica Valsesiana ad una più
recente diffusione di massa che ha permesso ad una vasta schiera di volenterosi
appassionati di dedicarsi a questa affascinante tecnica, creando un vero
e proprio stile italiano caratterizzato da aspetti tecnici molto particolari
e dalla propensione all’utilizzo di mosche galleggianti.
Questo ha portato le varie scuole di pesca a mosca ad avere una particolare
cura per la tecnica di lancio tanto che oggi il livello tecnico medio
raggiunto dai pescatori/lanciatori italiani è davvero alto e l’utilizzo
dei leggeri artificiali di superficie esalta ai massimi livelli la tecnica
del volteggio della coda che viene al contrario penalizzata lanciando
pesanti mosche affondanti.
L’abitudine di pescare avendo sempre il riferimento visivo dell’artificiale
provoca una sorta di smarrimento allorché ci si vede costretti
ad utilizzare mosche sommerse che derivano invisibili e quindi ci costringono
a sviluppare capacità alternative di contatto con l’esca.
Anche quando il pesce si nutre in superficie di insetti emergenti, spesso
convengono meglio imitazioni che restano completamente sommerse essendo
più simili al modello naturale.
LA TECNICA
Esiste veramente la trota imprendibile? E’ stato più volte
scritto che ogni pesce ha un suo punto debole e sta alla capacità
del pescatore individuarlo al fine di proporgli efficacemente il suo sottile
inganno.
Sono sostanzialmente d’accordo con tale affermazione ora, seduto
al mio tavolo, con la penna in mano, ma posso garantirvi che mi è
successo più di una volta di pensare, di fronte a pesci imprendibili
in continua attività che forse questa volta non c’è
niente da fare; dopo averle provate tutte, ma davvero tutte, senza riuscire
a vedere un rifiuto, una salita, un attimo di cedimento, insomma qualcosa
di “umano”, che ti possa far pensare di avere di fronte un
pesce e non un robot provvisto di radar per il riconoscimento delle mosche
finte.
La tecnica di pesca in queste situazioni deve essere basata sulla calma
e sulla riflessione; sono quindi da evitare atteggiamenti frenetici con
lanci su lanci a ripetizione derivanti dall’istinto di aggressività
nei confronti delle nostre potenziali prede, istinto che ognuno di noi
possiede ma che spesso è bene controllare.
Risalendo un lungo tratto di fiume stretto dalla corrente impetuosa, si
scorge più in su una zona dove il letto si amplia notevolmente
e la superficie dell’acqua appena increspata dalla lenta corrente.
Nel faticoso incedere sul greto formato da grossi ciottoli tondeggianti
gli occhi restano fissi là, nel punto dove sai, pensi o comunque
speri di trovare pesci in superficie intenti a ghermire le prime mosche
della sera.
Il grande fiume sa riservare sempre delle sorprese a chi sa guardarlo
ed interpretarlo nel modo giusto.
E’ bello sapere che sul fiume la vita segue il suo corso ora, come
cento o mille anni fa; è rassicurante sedersi su un tronco ed aspettare
sapendo che questo gioco ha le sue regole da sempre e queste non possono
essere cambiate, è nell’ordine delle cose, nell’eterno
succedersi degli eventi al ritmo dei giorni e delle stagioni.
Come previsto ecco apparire i primi insetti e come previsto di lì
a poco ecco le prime trote, in genere le più piccole, uscire allo
scoperto: certo non è che sia “sempre” così,
lo sapete bene, capita a volte che nell’ora giusta, con l’acqua
giusta e tutto è come da copione, tranne le trote che per motivi
misteriosi non bollano: anche questo fa parte delle regole del gioco.
Con l’intensificarsi della schiusa anche i pesci più belli
iniziano a giocare; eccone uno a non più di tre metri dalla riva,
su circa mezzo metro d’acqua , affiorare con il dorso a intervalli
regolari.
Adesso è il momento di cercare di capire di cosa si sta nutrendo
evitando di lanciare d’impulso la mosca che troviamo legata al finale:
potremmo rovinare tutto!
Spesso i pesci più smaliziati si insospettiscono subito al passaggio
di “ qualcosa “ che non rientra nelle loro attuali preferenze,
a volte smettono di mangiare altre possono anche continuare ma le possibilità
di prenderli diminuiscono drasticamente.
I primi lanci sono quelli più efficaci e quelli sui quali dovremo
contare per avere successo.
LA PRECISIONE
Di fronte a più pesci in attività conviene concentrarsi
su quelli che bollano con maggiore regolarità, prendere il tempo
giusto e lanciare.
Nel bel mezzo di una schiusa ci sono pesci che salgono a mangiare in superficie
in modo sporadico, li vedi bollare una volta, aspetti la seconda…niente;
eppure le condizioni sono favorevoli e gli altri pesci bollano ovunque;
probabilmente prediligono alimentarsi in prossimità del fondo anche
in piena schiusa e occasionalmente possono salire inseguendo magari una
ninfa in ascesa per poi tornare in profondità.
Generalmente le trote attive sulle ninfe emergenti sono solite posizionarsi
molto alte, in prossimità della superficie, diciamo da mezzo metro
sino a fuoriuscire quasi con la dorsale, questa posizione ci da la possibilità
di poterci avvicinare notevolmente senza essere visti, a patto di farlo
con tutte le cautele del caso, e quindi di poter lanciare da una posizione
più vantaggiosa.
La precisione si pone come elemento determinante in quanto difficilmente
una trota accetterà una mosca che passa fuori dalla traiettoria
che ha scelto.
A volte è possibile vedere trote che si spostano lateralmente per
catturare un insetto vero, ma questo succederà più difficilmente
con la vostra mosca, ad un pesce selettivo e diffidente non bisogna concedere
tanto tempo per accorgersi dell’insidia: il nylon, un movimento
anomalo della mosca, un impercettibile dragaggio sono elementi che possono
indurre al rifiuto.
Il sistema migliore è posare la mosca esattamente sulla linea di
bollata, poco al disopra del pesce, con un passaggio quindi molto breve:
questo ci permetterà di ridurre al minimo le possibilità
di dragaggio, sempre in agguato, e ridurrà di molto le possibilità
di scoprire l’inganno.
Inoltre, data la posizione del pesce, non c’è alcuna necessità
di posare molto a monte in quanto la mosca entrerà nel suo cono
visivo molto vicino ad esso e tutto il tragitto che la mosca dovrà
compiere in più potrebbe essere causa di alterazioni ad un passaggio
corretto; pescando su pesci molto selettivi e diffidenti si deve abbandonare
la tattica del passaggio ampio per coprire una superficie d’acqua
maggiore e poter interessare quindi più pesci; è opportuno
invece concentrare la nostra attenzione su un pesce e organizzare tutto
in funzione di questo obiettivo (posizione, lancio, etc…), poi penseremo
agli altri!!!
LA POSA
Inutile dilungarci sulla necessità di una posa delicata e poco
rumorosa, elementi di importanza scontata in quasi tutte le situazioni;
in questo caso più che mai è necessario ottenere un passaggio
naturale della mosca come se questa stesse derivando libera dal nodo del
terminale.
Generalmente un lancio con posa morbida e finale non disteso è
sufficiente per ottenere questo risultato, in particolare con questo accorgimento
si riesce a combattere efficacemente la tensione del finale derivante
dalla differenza di velocità delle correnti superficiali.
Avrete notato anche voi che i pesci ( in particolare quelli più
grossi ) hanno la tendenza a bollare nelle zone dove il lancio risulta
particolarmente difficile ( distanza, vegetazione, conformazione del fiume
ecc.) e/o il passaggio della mosca particolarmente condizionato dal dragaggio.
Questo avviene per una naturale scelta del pesce nell’individuare
posti dove si sente più protetto, dove il disturbo è minore
così come le … fregature; c’è inoltre da considerare
che nei corsi d’acqua ricchi di erbai ci si trova di fronte a zone
di caccia elettive che generalmente corrispondono al punto di convergenza
delle correnti dove il flusso di cibo è maggiore e più costante.
In questi particolari punti la velocità dell’acqua si riduce
ed il problema quindi si pone nel farvi giungere l’artificiale senza
che venga trascinato dalla trazione delle correnti.
Lanciando verso monte (up stream) la tecnica migliore è effettuare
una posa curva a velocità rallentata con arco di curvatura proporzionato
all’entità della corrente: questo ci consentirà di
avere una buona scorta di lenza per assorbire la corrente e di tenere
la coda esterna alla posizione del pesce riducendo notevolmente il rischio
di allarmarlo.
L’esecuzione di questa posa ( descritta dettagliatamente in un passato
articolo di M&S ) non richiede un livello tecnico particolarmente
elevato è sufficiente possedere una discreta sensibilità
nel braccio e con un po’ d’esercizio si riuscirà a
dosare correttamente la forza necessaria.
Pescando down stream la tecnica più semplice è la posa a
serpentina ( poco precisa e abbastanza approssimativa) con la quale almeno
si riducono abbastanza i rischi dei dragaggi più evidenti.
Una posa con raggruppamento dell’ultima parte del finale e mending
verso monte in chiusura (tipo rich-cast per intenderci) ci garantisce
senz’altro maggiore precisione e minore rischio anche nel dragaggio
del terminale.
Nelle lunghe distanze le cose si complicano notevolmente non essendo più
possibile ottenere un buon controllo di coda ci dovremo affidare a lanci
più approssimativi come il lancio “parachute” con il
quale (vento permettendo) potremo avere una discreta riserva di coda e/o
finale non distesi per ritardare il dragaggio dell’artificiale.
In ogni caso, durante la discesa della mosca, bisogna controllare costantemente
la coda di topo; frequentemente questa può restare coinvolta in
correnti indesiderate ed esserne trascinata compromettendo il passaggio
corretto della mosca: è necessario intervenire immediatamente con
opportune correzioni prima che la pancia generata divenga incontrollabile.
Anche nel richiamo della coda a fine passata occorre essere il più
possibile discreti, niente sollevamenti bruschi della vetta soprattutto
in prossimità del pesce, quando possibile alzare la coda con un
colpo di vetta verso il basso, questo la farà sollevare senza rumorosi
trascinamenti, quando non è possibile in particolare pescando down
stream, abbassare la vetta e portarla verso riva lasciando derivare la
coda sino a portarla fuori dalla visuale del pesce in attività,
quindi richiamarla e rilanciare.
SECCA O SOMMERSA?
Come indica chiaramente il titolo di questo articolo non si può
definire la pesca con le ninfe emergenti né in un modo né
nell’altro, anche se gli insetti nello stadio in cui vengono mangiati
si trovano sotto alla pellicola superficiale. Volgendo lo sguardo verso
le imitazioni galleggianti (cioè mosche che emergono almeno con
una parte di esse) sono da preferire quei montaggi che prevedono il corpo
totalmente affondato con le ali fuori dal film come alcune parachute,
alcuni modelli di emerger in CDC, suspender ecc..
Questi modelli , oggi molto diffusi, facilitano notevolmente l’azione
di pesca anche perché di norma vengono montati con ali realizzate
con colori molto visibili che, pur non avendo nulla in comune con l’insetto
cui si riferiscono, sono preferite ai modelli più imitativi.
Non sempre però il pesce sembra accettare imitazioni che fuoriescono
dalla pellicola, anzi spesso le emergenti che restano sommerse catturano
molto di più e questo può avvenire per vari motivi: maggiore
aderenza col naturale, livello di passaggio più adeguato, affondamento
dell’ultimo tratto del terminale, sono soltanto alcune ipotesi resta
comunque il fatto che le mosche sommerse sembrano avere una marcia in
più rispetto alle galleggianti.
Pescando le grandi lame uniformi la mosca sommersa presenta il problema
di non poter essere seguita con lo sguardo e quindi non poter essere certi
di effettuare un passaggio corretto, come nella maggior parte delle cose
che riguardano la pesca penso che l’esperienza e l’esercizio
siano il modo migliore per superare le varie difficoltà anche perché
ci si dovrà affidare ad una forma di “percezione intuitiva”
della posizione della mosca che ci verrà indicata da un leggerissimo
“plic” sull’acqua nella posa( essendo sommersa giunge
in acqua bagnata) e seguendo il finale durante la passata.
Nell’abboccata è sempre visibile il dorso del pesce o il
movimento d’acqua che crea, ma se vedrete tendersi bruscamente il
finale ferrate prontamente … potreste non avere una seconda chance.
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