RESERVOIR
prima parte

La pesca in laghi riservati sta ottenendo in Europa sempre maggiori consensi tra i pescatori a mosca che trovano in queste acque un ambiente accogliente, costantemente fruibile durante l’anno, poco influenzabile dai capricci del tempo e ricco di pesce di buona taglia.

Sino a qualche tempo fa i reservoir, cioè laghi con acque particolarmente pulite riservati alla pesca a mosca, rappresentavano una realtà appannaggio quasi esclusivo dei nostri colleghi inglesi che trascorrevano allegramente già oltre venti anni fa le loro giornate di pesca tra una rainbow e l’altra in attesa delle prime schiuse nei chalk stream dell’Hampshire o della risalita dei primi grilse dello Spey.
I reservoir inglesi (circa 700 gestiti da società specializzate) sono bacini di grandi dimensioni generalmente adibiti a riserve di acqua potabile dove si pesca quasi esclusivamente dalla barca e dove le tecniche di pesca in acque ferme hanno conosciuto un notevole sviluppo.
Personaggi molto conosciuti nel mondo della pesca a mosca, uno su tutti Bob Church (inventore del famoso Appetizer), devono molta della loro fama alla pesca in reservoir ed a come hanno saputo interpretarla e diffonderla.
Con il termine reservoir si è soliti definire uno specchio d’acqua di buone dimensioni naturale o artificiale, gestito privatamente, dove è consentita la sola pesca con la mosca artificiale con prelievo generalmente nullo (catch and release) o molto limitato, anche se in alcune di queste acque inglesi è addirittura vietato il rilascio della cattura.
In questi bacini di solito viene immesso pesce di buona taglia e di buona qualità e questo è rappresentato in larghissima percentuale da trote iridee in quanto possiedono le caratteristiche elettive per queste acque: facilità di reperimento, resistenza a temperature elevate ed allo stress, alta capacità di adattamento, costo relativamente basso, elevate doti di “sportività”: con questo termine si definiscono di solito le caratteristiche relative all’aggressività, forza, resistenza, velocità … che sono definitiva quelle ricercate dai pescatori sportivi, cioè che si dovrebbero recare a pescare per diporto quindi per divertimento.
Non credo che un pesce si possa definire “sportivo” soltanto perché, suo malgrado, con le proprie attitudini, riesce a farci divertire … lui non si diverte affatto e credo che farebbe molto volentieri a meno di questo appellativo pur di essere lasciato in pace.
Comunque, purtroppo per lei, l’iridea risponde perfettamente a questo modello di forzata sportività ed è per questo che viene utilizzata con successo nei vari bacini idrici riservati alla pesca sportiva.
Visto che siamo in argomento vorrei spezzare una lancia a favore di questo splendido pesce originario degli USA e che è stato messo al bando nelle nostre acque a mio avviso ingiustamente.
Ripopolare un corso d’acqua di particolare pregio con materiale alloctono non è mai da considerarsi una operazione ecologicamente corretta ma, considerando la qualità delle fario (anche se oggi questo termine appare di una genericità estrema) che vengono generalmente immesse, e che fatalmente potrebbero ibridarsi con le poche trote autoctone rimaste rovinando irrimediabilmente il ceppo originario di quel fiume o torrente, non sarebbe meglio utilizzare trote che mai mescolerebbero il proprio sangue col nobile e pregiato sangue blu della regina del torrente?
I ripopolamenti effettuati con individui adulti vengono effettuati esclusivamente per finalità alieutiche quindi trovo molto più adatta alla circostanza una iridea di qualità piuttosto che una fario scadente e senza pinne, senza considerare i grandi vantaggi che questo pesce offre sotto il profilo del divertimento.
Anche la fario trova a volte un suo spazio in alcuni reservoir, ma essendo un pesce più delicato e meno aggressivo, non gode delle preferenze dei gestori che le utilizzano in percentuali molto ridotte.
In Europa il fenomeno reservoir si sta diffondendo rapidamente; soprattutto in Francia dove si contano attualmente circa cento laghi riservati alla pesca a mosca regolarmente censiti e gestiti con criteri moderni, dove è possibile pescare un’intera giornata al prezzo di 100/150 FF in un ambiente accogliente, con numerosi servizi (ristorante, bar, lodge, noleggio attrezzature, ecc.), ben popolato di pesce, per cui l’interesse dei pescatori a mosca francesi verso queste acque è in forte crescita.
Scelta o compromesso?
Non credo sia un mistero per nessuno che i corsi d’acqua da salmonidi, che sono quelli che interessano maggiormente i pescatori a mosca, versano per motivi vari in condizioni difficili. Trovare un fiume valido dove poter pescare a mosca ad una distanza accettabile da casa è una fortuna appannaggio di pochi e non sempre si ha disponibilità di tempo per raggiungere luoghi distanti ore ed ore d’auto.
Quanti km si fanno per vedere una trota bollare? Tanti, tanti che ormai neanche ce ne accorgiamo più. La Slovenia è ormai un “posticino comodo” cinque ore di macchina per chi come me vive nell’Italia Centrale: pescare nel week-end per essere al lavoro il lunedì. E così via, sempre più lontano e sempre più in fretta, a volte per necessità a volte per scelta ci troviamo ad organizzare uscite di pesca distanti centinaia di chilometri nei ritagli di tempo.
Scelta o necessità? Non so, forse entrambe le motivazioni trovano spazio in questa tendenza all’esodo di massa verso destinazioni di pesca un tempo lontane e oggi considerate a portata di mano.
Questa continua necessità di effettuare lunghi spostamenti per pescare ha certamente contribuito allo sviluppo di questi bacini riservati alla pesca a mosca.
I vantaggi offerti da questi piccoli “paradisi artificiali” in effetti sono notevoli: situati spesso in zone facilmente raggiungibili, non lontani dai grossi centri urbani; se la gestione è corretta si può avere anche una pesca di qualità sia a livello di catture che come difficoltà tecnica, non esistono problemi di piene, acque alte e/o sporche, sono generalmente realizzati in ambienti gradevoli ed accoglienti quindi, come avrete già capito, si tratta di una serie di facilitazioni derivanti più dalla generosa mano dell’uomo che da quella ben più avara della natura.
Gli irriducibili del wilderness inorridiranno paragonando questi luoghi ad un parco per anziani privo di barriere architettoniche dove trascorrere il pomeriggio in attesa dell’ora di cena: niente rocce da scalare, niente rapide da scendere con il gommone (al massimo una barchetta che deriva dolcemente verso il pontile), neanche guadi rischiosi e orsi affamati da affrontare, e le lunghe marce zaino in spalla lungo scoscesi sentieri in mezzo a foreste inesplorate… niente da fare; al massimo il giro del lago lungo la comoda stradina che lo costeggia: faticoso, ma poco rischioso.
Cosa dire in proposito… beh l’avventura è senza dubbio un aspetto affascinante della pesca, enfatizzato dalla letteratura, dalla stampa e di grande moda in questo periodo dove ognuno può trovare la sua dimensione di aspirante Rambo in un improbabile survivor nostrano in cui il rischio più serio è di prendersi al massimo un raffreddore.
Onestamente non credo che la pesca debba essere in ogni caso una sfida con se stessi e con l’ambiente, la sfida può anche essere rappresentata da un pesce che insegue tre volte la mosca per restarne poi ingannato: nessuno rischia niente (neanche il pesce … forse) ma la pesca è essenzialmente una sfida tra uomo e pesce e questa almeno è assicurata.
Non è affatto facile, credetemi, convincere una trota di vecchia immissione e con tanta esperienza ad abboccare! Di una cosa comunque dobbiamo prenderne atto: laghi, laghetti, cave o reservoir destinati alle varie tecniche e gestiti con criteri diversi sono in continuo aumento, le motivazioni sono in parte derivanti dal cattivo stato delle acque, ma vanno anche ricercate nella necessità di alcuni pescatori di avere un posto dove trascorrere in tranquillità qualche ora in alternativa al fiume dove non sempre è possibile pescare come nel lungo periodo di chiusura alla pesca nelle acque da salmonidi.
La conseguenza è che la pesca nei reservoir sta assumendo un’esatta collocazione nel panorama del fly fishing con una sua dimensione tecnica ben precisa che è necessario conoscere per poterla praticare con successo.

Un ambiente chiuso
Il reservoir, come il fiume, è un ecosistema vivo abitato da numerose specie animali che presentano però abitudini diverse dal fiume dove la corrente rappresenta l’elemento intorno cui ruota la vita degli esseri che lo abitano.
E’ un ambiente chiuso dove gli spostamenti nella massa d’acqua avvengono attraverso l’azione dei venti e dove grande importanza assume la profondità dell’acqua in relazione alla concentrazione del nutrimento ad un livello piuttosto che ad un altro.
Lo stesso comportamento del pesce varia notevolmente, obbligato a continui spostamenti per la ricerca del cibo non essendoci il flusso continuo della corrente a portarglielo in bocca.
Da qui sorge la necessità di attuare strategie di ricerca basate su concetti diversi: l’uniformità e la vastità della superficie può essere disarmante se ci si limita ad osservarla senza pensare a cosa avviene in profondità; molti bravi pescatori si sono arresi ai primi tentativi non essendo riusciti a penetrare i segreti che sono racchiusi anche nel più banale e insignificante laghetto dietro casa.
Come nel fiume numerosi insetti compiono il loro ciclo vitale nei vari stadi: efemerotteri, tricotteri, ditteri, odonati insieme a crostacei ed altri organismi fungono da nutrimento alle voraci trote che a volte con spettacolari salti salgono a nutrirsene in superficie mentre una pioggia argentata a pochi metri da noi ci indica che un predatore sta cercando le sue vittime tra gli avannotti spesso abbondanti nei pressi delle rive.
Le esigenze alimentari dei salmonidi che vivono in queste riserve sono generalmente soddisfatte dagli organismi presenti se si tratta di acque con caratteristiche idonee ad ospitarle, diversamente saremo in presenza di acque improduttive e non si potrà parlare di reservoir ma di una vasca dove si immettono pesci destinati a morire di fame se non alimentati artificialmente, come avviene nei laghetti dove si possono trattenere tutte le trote che abboccano e che vengono di solito immesse con il secchio al momento del pagamento del biglietto.
Il reservoir è invece un ambiente vivo dove i pesci immessi riescono ad acclimatarsi e a vivere seguendo ritmi regolati dagli organismi che lo abitano e che rappresentano la sua fonte di sostentamento, pescare in queste acque significa quindi comprendere le modalità alimentari del pesce a seconda del momento e della stagione mettendo in atto le opportune tecniche di pesca.

Iniziare in reservoir
Una premessa per tutti coloro che credono che pescare in lago sia cosa estremamente semplice, basta che ci siano le trote per poter catturare: non è affatto così. Una cosa da evitare è avvicinarsi a questa pesca con superficialità e presunzione, pensando di “riclicare” tecniche e concetti appresi e utilizzati in fiume.
La prima impressione, lanciando la coda in un lago, per coloro che come me hanno trascorso tutta la propria vita di pescatore tra fiumi e torrenti è a dir poco singolare: quella linea diritta, appoggiata sull’acqua, immobile. Dopo un po’ provi ad alzare il vettino per simulare un movimento, recuperi e rilanci ancora; la coda nella sinistra è molle se non sei tu a tirarla un poco alla volta per metterla in tensione … dannazione è incredibile! Una vita passata a lottare con la corrente, arrivando persino a odiarla profondamente quando ti trascina la mosca facendola dragare sistematicamente ad ogni lancio o la senti che ti sposta le gambe mentre cerchi faticosamente di guadare il fiume…e adesso ti manca!
La corrente segna l’inizio e la fine del passaggio della mosca, scandisce il tempo dei nostri gesti sul fiume, nelle acque ferme ti devi sostituire a questo motore continuo dando vita ai tuoi inganni. Come in tutte le cose, o nella maggior parte di esse, le prime impressioni sono quelle che contano, quindi il primo impatto con il reservoir potrebbe rivelarsi in ogni caso decisivo.
Presentarsi con un’attrezzatura inadatta “tanto per provare” è un errore che potrebbe determinare un allontanamento definitivo da questo tipo di pesca.
Da evitare quindi attrezzature per la pesca in torrente, canne corte e code leggere che ridurrebbero drasticamente le nostre possibilità tecniche, consentendo al massimo qualche lancio a poca distanza dalla riva e soltanto con imitazioni di superficie.
Capisco comunque che acquistare un’attrezzatura completa significa per qualcuno un salto nel buio: “ e se poi non mi piace?” molto meglio in questi casi farsela prestare da qualcuno oppure noleggiarla (molti negozi specializzati offrono questo servizio) con una spesa minima saremo in grado di affrontare il primo incontro con il reservoir nel migliore dei modi.
Per i dettagli relativi alle attrezzature, tecniche ecc. vi rimando al prossimo numero de La Pesca Mosca e Spinning.