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RESERVOIR
seconda parte
La pesca in laghi
riservati sta ottenendo in Europa sempre maggiori consensi tra i pescatori
a mosca che trovano in queste acque un ambiente accogliente, costantemente
fruibile durante l’anno, poco influenzabile dai capricci del tempo
e ricco di pesce di buona taglia.
Fortunatamente la vita
offre, oltre ad una vasta gamma di seccature, molte cose gradevoli che
vengono definiti piaceri e che servono a rendere l’esistenza migliore
a coloro che sono in grado di coglierli ed apprezzarli.
L’uomo trae piacere da un’infinità di cose spaziando,
anche con la propria fantasia, in ogni direzione lecita o meno, trovando
appagamento laddove altri forse non ne vedono e viceversa, creandosi così
una graduatoria di “cose piacevoli” che va dalle piccole gratificazioni
quotidiane ai piaceri più sublimi.
Per quanto mi riguarda anche la pesca con la mosca appartiene alla sfera
delle cose gradevoli, anche se il legame con la mia professione è
talmente stretto da restarne spesso travolta, anch’io quindi in
questa mia passione non sono immune dall’avere una mia classifica
stilata in base al piacere e al coinvolgimento derivante da una situazione
di pesca piuttosto che un’altra.
Le preferenze variano da soggetto a soggetto spaziando da una consistente
risalita di Salmo Salar in un fiume irlandese ad un branco di Bonefish
in tailing in una assolata flats caraibica, da una lama piena di temoli
in attività ad una grossa trota impegnata a ghermire le copiose
May Fly che scendono la corrente e così via tra ricordi e fantasia
tendiamo tutti ad idealizzare la pesca in base alle nostre più
segrete aspirazioni.
Difficilmente però in questi voli fantastici viene menzionata la
pesca in lago che evidentemente non rappresenta l’ideale dei pescatori
a mosca, in particolare il “lago a pagamento” fa storcere
il naso a molti anche perché bisogna dire che di veri reservoir,
ben strutturati e organizzati, in Italia ve ne sono veramente pochi, anche
se si spera che in un futuro prossimo questo tipo di acque aumentino creando
così molte valide opportunità di pesca alternative al fiume.
L’ATTREZZATURA
Come già detto nella prima parte la pesca in reservoir abbisogna
di attrezzi specifici, diversi da quelli normalmente utilizzati nella
pesca a mosca in fiume o torrente, perché le necessità,
le tattiche di ricerca del pesce, le distanze e gli stessi artificiali
utilizzati necessitano di una potenza superiore allo standard medio di
diffusione.
Certo a volte capita di avere le condizioni per poter pescare con la 8
piedi per coda 4 ma questa può essere considerata una circostanza
possibile, ma assolutamente non frequente né nell’arco della
giornata, né tantomeno su base stagionale: le trote in reservoir
si alimentano in superficie con buona frequenza, ma anche in questi casi
dovremo poter contare su un’attrezzatura che ci metta in condizione
di posare la mosca a 18 o 20 metri o anche oltre senza difficoltà,
con poche falsi lanci o quando questi non sono possibili usando il roller
molto frequente nella pesca in lago.
LA CANNA
La prima caratteristica da definire in questo attrezzo è la lunghezza
e diciamo subito che in lago sono da preferire canne lunghe; almeno 9ft.,
meglio 9½ anche se una 10ft. non è assolutamente esagerata,
si potrebbero inoltre prendere in considerazione anche canne di lunghezza
maggiore con le quali però dovremo sacrificare molto in maneggievolezza
e piacevolezza d’uso (non si prendono sempre trote da 3Kg.!!!) per
cui ritengo che 9/10 ft. siano le misure più adatte.
La canna lunga aiuta in molte situazioni frequenti in reservoir prima
tra tutte la presenza di ostacoli alle spalle: non tutti i laghi sono
stati realizzati con le sponde sgombre per agevolare l’azione di
lancio e non tutti i pescatori amano i luoghi costruiti a misura di lanciatore
per cui potremo trovare ambienti con vegetazione alta da superare nel
back-cast o addirittura alberi in prossimità delle rive dove soltanto
un roller può consentirci di pescare e un attrezzo lungo è
sicuramente molto più efficace di uno corto anche in relazione
alla tecnica di animazione dell’esca che viene molto facilitata
da una leva maggiore.
Tutto questo vale ovviamente pescando dalla riva, mentre dal natante la
lunghezza della canna assume un ruolo molto più contenuto che invece
torna ad essere importante pescando dal belly boat.
La potenza della canna è determinata dal numero di coda per cui
è stata progettata e con la quale raggiunge le migliori prestazioni
in generale (non solo la distanza per intenderci).
In relazione alla potenza è necessario fare una precisazione importante
e cioè se si tratta di una attrezzo unico che dovrà da solo
coprire tutta la casistica oppure se si potrà disporre di almeno
due canne di potenza diversa.
In caso di attrezzo tuttofare consiglio di non scendere al di sotto della
coda 7/8, che sarà senz’altro sovradimensionata nelle situazioni
in cui dovremo utilizzare nylon sottili e imitazioni di piccola taglia
in superficie, di contro avrà tutta la potenza necessaria nella
pesca con grossi streamer in profondità, come in tutti i compromessi
si dovrà sacrificare qualcosa in ogni caso per avere un attrezzo
“all rounder”, valido in po’ per tutto.
Nel caso in cui si potrà disporre di due canne la scelta dovrà
cadere su una coda 6 per le tecniche più leggere e una coda 8 per
la pesca più pesante.
Purtroppo devo dire che l’identificazione delle canne per la pesca
a mosca in base alla potenza è un dato a volte di difficile valutazione,
tanta è la quantità di proposte che offre il mercato e volte
valide a volte improvvisate per cui potremo trovarci di fronte ad una
canna per coda 6 che non si carica neanche con una 9 o viceversa per cui
consiglio di rivolgersi a rivenditori competenti ed acquistare attrezzi
di marche conosciute.
Altro elemento di valutazione della canna è l’azione con
la quale si entra più nel campo delle tendenze che dei dati reali
anche se una cosa è una canna ad azione di punta un’altra
è una canna parabolica (per citare termini comunemente utilizzati).
La tendenza tipica di questi ultimi dieci anni verso azioni esasperate
di punta si è un po’ attenuata come del resto accade in tutte
le mode, per cui sento di poter consigliare di orientarsi verso attrezzi
ad azione “semi-parabolica” che in altre parole significa
una canna che nei lanci più corti flette nell’ultimo terzo
mentre aumentando il carico estende la sua flessione oltre i due terzi.
Canne di questo tipo facilitano notevolmente l’azione di lancio
nella maggior parte dei casi mentre la differenza più evidente
l’avremo nei roller dove la capacità di caricamento è
determinante per una buona esecuzione, ma anche in un normale over head
il maggior shooting derivante dalla flessione/distensione ci consente
di raggiungere la distanza voluta con meno falsi lanci rispetto a canne
ad azione marcatamente di punta.
In lago molte tra le tecniche utilizzate prevedono il recupero della mosca
in varie modalità per cui la percezione dell’abboccata avviene
attraverso uno strattone direttamente sulla canna, un attrezzo non eccessivamente
rigido ci aiuta ad avere una maggiore protezione del terminale nella delicata
fase di attacco della trota che spesso avviene in maniera violenta anche
negli esemplari di taglia modesta.
IL MULINELLO
Non è soltanto il contenitore della coda!!!
Questa convinzione è quanto mai diffusa tra i pescatori a mosca
che lo relegano al ruolo di scatola tanto per non tenere la coda in tasca.
Senza dubbio notevoli sono le differenze di uso rispetto alla pesca a
spinning dove il recupero dell’esca avviene attraverso il mulinello,
ma anche nella pesca a mosca questo attrezzo ha una sua importanza anche
se è maggiore in alcune tecniche e in alcuni ambienti (e il lago
è uno di questi) minore in altri.
Innanzi tutto un mulinello per la pesca in lago deve essere dotato di
una buona capacità, deve cioè poter contenere una coda del
numero 8 con una discreta riserva di backing questo sia per tenere la
coda avvolta a spire larghe limitandone la memoria sia per poter disporre
di una scorta di lenza in caso di cattura di grossi pesci ferrati magari
a venti metri e oltre.
Non dimenticate: anche se siamo in acque ferme un’iridea in forma
di due chili è sempre un avversario da trattare con il dovuto rispetto,
in grado di spezzare anche alla seconda o terza fuga il terminale.
Entra in gioco a questo punto un’altra caratteristica importante
del mulinello che è la frizione che deve avere come caratteristica
una buona sensibilità, progressione del freno e riduzione dei punti
morti; il recupero del pesce, soprattutto quelli di buona taglia, dovrebbe
essere sempre effettuato con il mulinello e non a mano soprattutto nei
casi in cui siamo costretti a lavorare con margini di errore molto stretti
in base al rapporto tra sezione del nylon e taglia della preda.
Questo ci garantisce un contatto costante con il pesce e la possibilità
di contrastare effica-cemente le sue fughe attraverso la pressione esercitata
dalla frizione non realizzabile stringendo la coda di topo tra le dita;
in questo modo è facile perdere il controllo e creare momenti di
perdita di tensione durante i quali il pesce potrebbe sganciarsi oppure
la coda aggrovigliarsi o impigliarsi negli arbusti e non essere quindi
libera di uscire fuori dagli anelli della canna compromettendo la cattura.
Tra i vari modelli esistenti credo che i migliori siano i moderni “large
arbor” cioè con diametro interno della bobina più
largo, i vantaggi derivanti da questo particolare design sono notevoli:
il più evidente è di mantenere la coda con le spire più
larghe in particolare nella parte terminale vicina al backing cioè
quella dei lanci più lunghi o dei pesci più grossi, la velocità
di recupero è molto superiore rispetto ai modelli tradizionali
(escludendo ovviamente i multiplier) ed il peso a parità di capacità
inferiore.
In alternativa si potrà comunque utilizzare qualunque altro mulinello
purché dotato delle caratteristiche descritte e di buona qualità.
LA CODA DI TOPO
Non credo di esagerare nell’affermare che la scelta della coda rappresenta
forse il momento di maggiore importanza dell’intero equipaggiamento
per la pesca a mosca in lago: la canna è importante, il mulinello
anche, gli artificiali importantissimi, ma se non riusciamo a portarli
ed a farli pescare all’altezza giusta tutto diventa inutile; la
vera chiave della pesca “steel water” è capire la profondità
alla quale stazionano e si nutrono le trote per far lavorare la mosca
a quel livello!
Per la pesca in superficie non ci sono difficoltà mentre i problemi
sorgono quando ad esempio le trote stazionano a due metri e questo significa
che, facendo compiere alla nostra esca un passaggio di 15 metri è
importante che questo avvenga costantemente a quella profondità
o almeno più vicino possibile ad essa e per ottenere questo risultato
è necessario ricorrere all’utilizzo di code con diverso grado
di affondamento.
Le code affondanti sono classificate in base alla loro densità
che determina la velocità di affon-damento: avremo quindi code
intermedie che in acque ferme sono leggermente affondanti e code sinking
divise generalmente in cinque diversi gradi.
Per pescare efficacemente in reservoir ed essere in grado di affrontare
le varie situazioni è necessario avere a disposizione: coda galleggiante,
coda intermedia, coda affondante II grado e coda affondante IV grado.
Queste dovranno essere montate su mulinelli o bobine immediatamente disponibili
per essere utilizzate: se non si hanno risultati con una coda, non esitate
a cambiare forse state usando l’artificiale giusto ad un livello
sbagliato!
Alcuni pescatori usano le shooting head collegate ad una running line,
questo sistema presenta il vantaggio dell’intercambiabilità
della coda utilizzando lo stesso mulinello con la medesima running line
anche se devo dire che trovo scomoda e laboriosa questa operazione e la
gestione in azione di pesca di una shooting head è senz’altro
più complicata rispetto ad una coda normale, forse si guadagna
qualche metro di shooting ma di contro avremo il grosso handicap della
quasi impossibilità di lanciare in roller per cui sconsiglio l’uso
di queste code soprattutto a coloro che si stanno avvicinando a questa
pesca.
La sostituzione della coda deve essere un’operazione veloce, che
non deve assolutamente costituire un problema per cui la pigrizia si potrebbe
imporre sulla necessità; alcuni pescatori, specialisti del reservoir,
hanno a disposizione più canne montate ciascuna con un diverso
tipo di coda per rendere questa operazione ancora più veloce.
Sinceramente non mi sento di suggerirvi di arrivare in reservoir con un
mazzo di canne montate in mano, dobbiamo senz’altro rendere la nostra
tattica di pesca efficace cercando di migliorare i vari aspetti tecnici
ma alla fine lasciamo anche un po’ di spazio all’estetica
e al piacere di frugare nella borsa cercando quel mulinello che …
“Eppure deve essere qui dentro da qualche parte… o è
rimasto a casa?”
Nella terza e ultima parte
prenderemo in esame gli artificiali e le tecniche di pesca.
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